“L’epilogo migliore di una Paralimpiade che ci ha emozionato dall’inizio alla fine”. Sono le parole di Luca Pancaldi, rilasciate a RaiRadio1, commentando la vittoria di Martina Caironi prima nei 100 metri T42. Si sono conclusi i XV Giochi Estivi Paralimpici di Rio de Janeiro. L’entusiasmo sprigionato dagli occhi da tigre della giovane campionessa Bebe Vio e la tenacia di Alex Zanardi raccontano volti e storie di rinascita e di coraggio e lanciano un messaggio forte contro l’indifferenza, l’isolamento e le barriere che le famiglie di molti ragazzi con disabilità affrontano ogni giorno, spesso in una dignità silenziosa.

L’inizio del nuovo anno scolastico riporta alla ribalta storie di disorganizzazione, calvari burocratici e tanta rabbia. Il ragazzo tredicenne di Fiesso Umbertiano, affetto da sindrome di Down, non può frequentare una Scuola pubblica più vicina a casa perché mancano gli insegnanti specializzati. La famiglia del giovane di Crevalcore si è vista raddoppiare l’abbonamento del bus per portare il figlio disabile ad una scuola di Finale Emilia, anche se il tragitto è lo stesso dello scorso anno.

Frida ha 9 anni ed è nata con una cardiopatia congenita. I suoi genitori si sono rivolti ai carabinieri di Latina. Ad accoglierla a scuola quest’anno non ha trovato nessun insegnante di sostegno.

"I ragazzi non vanno dimenticati"

“C’è ancora tantissimo da fare”, ammette Pancalli, presidente del Comitato paralimpico. “Non vanno dimenticati i tanti ragazzi disabili italiani che ancora non hanno nemmeno la possibilità di fare sport”.

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Scuola

Ai giochi di Rio abbiamo conosciuto l’incredibile gioia di vivere di Beatrice Maria Vio, per tutti ormai solo Bebe, da 8 anni con protesi a gambe e braccia, ragazza dalla forza straordinaria e dall’ entusiasmo contagioso che ha visto realizzarsi il sogno di salire sul gradino più alto del podio grazie al suo fioretto. Abbiamo scoperto l’umanità di Alex Zanardi, capace di reinventarsi una vita dopo l’incidente automobilistico e siamo stati spettatori di imprese straordinarie.

Abbiamo ammirato i superpoteri della campionessa paralimpica Martina Caironi, di Federico Morlacchi, di Arjola Trimi, di Oney Tapia e Assunta Legnante. Con un medagliere da record, i nostri supereroi con gambe e braccia di ferro e dotati di supervelocità, possono abbattere le barriere e il gestire il caos nella scuola italiana per favorire un cambio di mentalità.

Così, almeno per una volta, i giovani studenti disabili non si sentiranno diversi, emarginati e abbandonati.

Migliaia di ragazzi che convivono quotidianamente con una disabilità e chiedono a gran voce che l’entusiasmo non si smorzi, che il contagio continui e non faccia ripiombare le loro vite nel silenzio. Chiedono una scuola capace di integrarli, che superi barriere e difficoltà. Chiedono un diritto sacrosanto quale quello allo studio. Anche loro, come Bebe, hanno un sogno.

 

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