Non ci sto nel'accettare le sentenze senza sé e senza ma, accetto e tutto lo dovrebbero fare le sentenze senza nemmeno un ragionevole dubbio, in questa sentenza che condanna la Panariello a 30 anni la Panarello ci sono troppe incongruenze.

Ma ripartiamo da quel tragico 29 novembre 2014, quando una madre denuncia la scomparsa del figlio di 8 anni il povero Loris Andrea Stival, che solo alcune ore più tardi viene trovato senza vita dal cacciatore Orazio Fidone, a circa 4 km da Santa Croce Camerina suo paese di residenza.

Per alcuni giorni gli inquirenti fanno molteplici sopralluoghi a casa dei Stival, nel luogo dove è stato ritrovato il cadavere viene messa sotto sequestro e passata al luminol l’auto del cacciatore, dalle indagini emergono alcune certezze il piccolo Loris è stato ucciso da almeno due persone, una si è occupato di legare le sue mani da alcune fascette elettriche e l’altro con una specie di corda ha strozzato il ragazzo.

Il 9 dicembre 2014 la Panarello viene convocata di nuovo dalla procura di Ragusa, ma la ricostruzione dei fatti del 29 novembre non convince gli inquirenti e i giudici firmeranno il fermo della Panarello che verrà direttamente accompagnata al Carcere di Catania.

La Panarello verrà più volte interrogata dai magistrati dando versioni differenti e discordanti, che indurrà i magistrati a catalogarla come una narcisista, bugiarda cronaca sino ad arrivare al fatidico 11 febbraio 2016 dove la Panarello chiede di incontrare i magistrati è dirà la sua ultima versione dei fatti.

“Di avere una relazione extra coniugale con suo suocero, quella mattina erano entrambi a casa e il piccolo Loris non voleva andare a scuola e se l’avessero accompagnato con la forza, avrebbe raccontato tutto a suo padre, il nonno preso dal panico ha strangolato il piccolo Loris”

Il punto è questo, basta essere dei bugiardi cronici, per essere condannati a 30 anni per omicidio oltre ogni ragionevole dubbio?

una cosa è certa un bugiardo non aiuta a far chiarezza, ma non è detto che dica sempre bugie e tra quelle bugie ci siano anche delle verità, noi gli investigatori li paghiamo per questo motivo.

Questa condanna è l’ennesima condanna che spacca l’Italia come dicono i criminologi e i maggiori esperti di cronaca, perché è l’ennesimo processo indiziario dove i magistrati non hanno ancora chiaro nemmeno il movente.

Poi ci sono le innumerevoli incongruenze e dimenticanze del suocero Andrea Stivalnella ricostruzione di quella giornata

Mi auguro che si faccia più chiarezza su questo caso, ma non posso tollerare che in uno stato civile si emettano sentenze di questo genere.