Tuona la bufera sulle note spese presentate da Di Maio che si difende: ne ho restituiti 200mila.

Luigi Di Maio e la polemica sui rimborsi spesa. Ci risiamo, un altro scontrino gate.

Il vicepresidente della Camera dei Deputati è sotto attacco per le note spese che in tre anni di legislatura superano, e di molto, i 100mila euro giustificati come "eventi sul territorio". Tradotto: sono gli incontri e di dibattiti in giro per l'Italia a cui un parlamentare, specie se con una carica aggiuntiva di notevole importanzza come quella Di Maio ricopre, deve partecipare per la propria attività Politica.

Dal canto suo Di Maio difende il proprio operato sul suo profilo Facebook: "Tra lo stipendio da deputato, lo stipendio aggiuntivo da Vice Presidente della Camera, i vari rimborsi e spese di rappresentanza, ho restituito ai cittadini italiani in tre anni e mezzo 204.582, 62 euro. E sono felice di averlo fatto".

Nessuno mette in dubbio che le spese di rappresentanza costino e che l'attività politica richieda numerosi spostamenti. Così come le campagne elettorali. Quello che viene oggi viene fatto osservare agli esponenti del Movimento 5 Stelle è piuttosto tutta la polemica che loro stessi montavano ai danni dei parlamentare prima del loro esordio nel 2013.

"È capitato anche che abbia pagato alberghi, biglietti aerei e biglietti dei treni per viaggi istituzionali - continua nel suo post Di Maio - e biglietti aerei-treni per gli eventi sul territorio, senza farli rimborsare alla Camera, anche se ne avrei avuto diritto. In pratica gestisco due cariche, ma lo Stato ne paga solo una".

Certo è che all'interno del Movimento 5 Stelle si stiano tirando le somme.

Un conto è criticare senza avere la possibilità di governare, un altro conto è governare con tutti i problemi e i costi che ne derivano. E di questo forse i 5 Stelle se ne stanno rendendo conto.

A partire dal caso Roma. Un mantra del Movimento fu che sarebbe bastata un'indagine a carico di qualcun per essere estromesso dalla vita politica. Così non si è però verificato con l'Assessore all'Ambiente di Roma Paola Muraro, indagata per reati ambientali e abuso d'ufficio.

In questo caso infatti la richiesta del sindaco di Roma Virginia Raggi fu quella di "leggere le carte" prima di prendere decisioni.

Insomma potremmo definirla una scesa in terra, un raffrontarsi con la realtà che è un po' diversa dalla sterile critica.

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