Il “me ne frego” del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker, riferito alla posizione espressa dal governo italiano in materia di austerità, è l’emblema di un’Unione Europea ormai in declino. Dietro quella frase probabilmente si cela molto di più che un semplice diverbio tra Renzi e Junker. Il durissimo botta e risposta è avvenuto proprio sul tema dell’austerity.

Matteo Renzi: voce grossa contro l'UE

Da qualche tempo, infatti, Matteo Renzi ha iniziato a fare la voce grossa contro l’Unione Europea e contro la sua politica di austerità.

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Il premier italiano, infatti, ha ribadito che i fondi per l’edilizia scolastica saranno messi fuori dal patto di stabilità e che l’Italia non può essere considerato un salvadanaio di paesi che reclamano solidarietà solo quando c’è da prendere e non da dare. Di qui, il poco sobrio ed elegante “me ne frego” di Junker, che ha trascinato così le istituzioni europee in una diatriba da bar che non serve proprio a nessuno.

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Intendiamoci: Matteo Renzi ha posto con forza un questione fondamentale e giusta. Vi è però da chiedersi come mai sia stata posta solo negli ultimi tempi e in questi termini.

Renzi: un chiaro segnale a Merkel ed Hollande

Probabilmente ed in primo luogo, Matteo Renzi cerca di accattivarsi i tanti euroscettici italiani che ormai vedono l’Unione Europea più come un problema che come una risorsa. Una mossa calcolata, dunque, che mirerebbe solo a portare qualche consenso in più al referendum costituzionale del 4 dicembre.

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Matteo Renzi

Non solo, il capo del governo sta chiaramente sostenendo un’asse con gli Stati Uniti di Barack Obama. A certificarlo, l’ultima cena di stato del quasi ex Presidente Usa, durante la quale Renzi è stato celebrato come fosse un grande statista. Una scelta dettata, molto probabilmente, anche dal fatto che l’Italia renziana è stata sempre tenuta ai margini dei vertici tra Francia e Germania, nei quali di fatto si decide la linea dell’Unione Europea.

Insomma, la posizione assunta dal premier italiano sarebbe un chiaro segnale alla Merkel e ad Hollande, che molto probabilmente condividono il “me ne frego” di Junker.  All’orizzonte, però, vi sono moltissimi ostacoli per il premier italiano. Il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America potrebbe essere Donald Trump, mettendo fine così al rapporto privilegiato di Renzi con gli Usa del “clan” Obama, di cui fa parte anche Hillary Clinton.

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Non solo, se il 4 dicembre dovesse prevalere il No al referendum costituzionale, Matteo Renzi  sarebbe costretto a rassegnare le proprie dimissioni. Lo stesso esito referendario potrebbe influire sulla tenuta dell’intera Unione Europea.

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