Aristotele, nel noto libro "La Politica", scrisse: "L'uomo è per natura un animale politico". In termini pratici, l'uomo ha sempre discusso di politica, fin dai tempi antichi (e non a caso Aristotele viveva nella Grecia antica, culla della democrazia).

Senza stare a scomodare illustri predecessori, basta accendere la tv e vedere qualunque notiziario, o aprire un qualunque giornale, per rendersi conto di come la teoria di Aristotele sia vera, ed in fondo sia anche giusto così.

Perchè la politica riguarda tutti noi, ed è giusto interessarsene, almeno un minimo. Il problema tuttavia sorge quando la politica viene intesa come una qualsiasi partita di pallone, con scontri accesi, cori da stadio e nessua voglia di ascoltare un minimo il proprio avversario. Esempio lampante è la campagna elettorale per il referendum del 4 dicembre.

Come molti sapranno, il 4 dicembre si vota per approvare o respingere la riforma costituzionale, voluta dal governo Renzi, che punta, a detta dello stesso Renzi, a semplificare il sistema parlamentare italiano, messo più volte sotto accusa (con cognizione di causa, bisogna dirlo) per la sua propensione a rallentare i lavori parlamentari.

Non entro nel dettaglio della riforma (spiegata in modo esauriente in questo articolo), ma vi invito a fare una specie di gioco: provate ad andare nelle pagine Facebook dei maggiori quotidiani italiani, trovare una news riguardante il referendum e leggere i commenti. Non sempre, ma nella stragrande maggioranza dei casi troverete insulti, o gente di uno e dell'altro schieramento che vota senza aver capito un tubo della riforma, gente che sbraita di "governi non eletti dal popolo", di "parlamenti illegittimi" e di "immigrati a casa loro" (cosa c'entrino poi col referendum, è un mistero).

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Politica

Pochissimi entrano nel merito della riforma, dicendo perchè secondo loro sia giusta o sbagliata, cos'ha che non va, dove si può migliorare secondo loro. Non è più politica, ma una partita di calcio, in cui bisogna prevalere sull'avversario, schiacciarlo, senza cercare di capire minimamente le sue ragioni. A questo ci siamo ridotti, ormai. Per cui credo che, comunque vada, dopo il referendum avremo perso un po' tutti, perchè il paese sarà ancora più diviso di quanto non lo sia già.

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