Ieri sera è andata in onda su Rai 1 la prima puntata della fiction ‘La mafia uccide solo d’estate’ che ha rivisto Pierfrancesco Diliberto alias Pif nelle vesti di regista e interprete, dopo il grande successo cinematografico di 3 anni fa. Pif, dopo aver sbaragliato i botteghini di tutta Italia e aver conquistato critica e pubblico, è ritornato con un nuovo lavoro: una Serie TV tratta dall'omonimo film, in 6 puntate, nella quale ritorna con il suo modo irriverente ed ironico ma mai frivolo e banale a parlare di temi di alto livello che riguardano il nostro Paese.

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Pif è Salvatore, la voce narrante

Pif, che questa volta è presente solo come voce narrante nei panni del piccolo Salvatore, usa ancora una volta la commedia per raccontare le vicende della famiglia Giammarresi che si incontra e si scontra con ‘Cosa Nostra’ dalla quale sarà costretta a lasciare Palermo. La voce di Salvatore ci accompagna lungo il corso di tutta la fiction e ci mostra la Sicilia degli anni ’70 attraverso gli occhi, i sentimenti e le sensazioni di un bambino che ci fa vedere e sentire come la mafia riesca ad entrare in modo prepotente nelle vite, le modifica e le sconvolge.

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Accanto alle vicende di Salvatore e della sua famiglia s’intrecciano gli ideali di libertà, la forza di non arrendersi, di non abbassare la testa ma di andare avanti sempre e comunque; e poi le vittime di mafia, la situazione economica e sociale di quegli anni oltre che alcune figure simbolo della lotta alla criminalità organizzata come Boris Giuliano, che diventa amico di ‘fimmine’ del piccolo Salvatore e il giornalista Mario Francese.

Un modo nuovo di fare fiction

‘La mafia uccide solo d’estate’ porta sul piccolo schermo un modo nuovo di fare fiction: una forma tenue e delicata, allo stesso tempo semplice ma efficace di trattare e narrare temi di alto profilo come quelli della mafia.

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C’è spazio però anche per le tinte forti e spesso crude per un focus sulla malavita organizzata diverso dal solito: i toni anticonformisti e spesso sentimentali si mescolano a quelli del dramma e della tragedia, per un mix di comicità e lucidità di analisi dove non mancano di certo i colpi di scena.

Interpretazioni impeccabili per un gran cast di attori noti e meno noti: da Anna Foglietta e Claudio Gioè genitori di Salvatore, a Nino Frassica e Francesco Scianna ma anche Angela Curri ed Edoardo Buscetta (per far riferimento ai protagonisti) diretti magistralmente da Luca Ribuoli.

Come nel film, Pif ha raccontato una storia autobiografica che affonda le radici alla fine degli anni ’70 ma che affronta tematiche e problematiche vere ed attuali, purtroppo, ancora oggi. Come lo stesso ideatore della serie ha dichiarato questo suo ultimo prodotto non è altro che un racconto generazionale in cui, oggi, tante persone possono ancora identificarsi nella sua storia. Forse anche questo, insieme a tutto il resto, ha reso questa serie, davvero potente e pervasiva ed è riuscita a tenere attaccata al piccolo schermo mezza Italia per un esordio davvero ottimo.

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