"100 mila giovani sono andati via dall'Italia, ma non è che qua sono rimasti 60 mila pistola", queste le parole del ministro Poletti, che hanno suscitato polemiche su polemiche. C'è chi si è profondamente indignato e ha parlato di dimissioni e c'è chi ha raccontato la sua storia di italiano emigrato all'estero. Il tema della fuga dei cervelli tocca in tanti e fa riflettere. Ma restiamo all'argomento delle dichiarazioni. Una scivolata non da poco, che ha portato le scuse quasi immediate. Queste bastano? Difficile dirlo. Bisognerebbe parlare con chi è andato a Londra per fare il cameriere o con chi è fuggito in America perché qui non aveva alcun futuro.

Questa è una generazione debole, fragile e che naviga quasi a vista. Le parole futuro e lavoro sono come sparite dal dizionario. Il bamboccioni di Padoa Schioppa, il choosy della Fornero e ora le parole del ministro Poletti: troppe volte i giovani sono stati oggetto di critiche e offese. Precarietà: questa parola descrive perfettamente la loro condizione e situazione.

In Italia ormai dominano i contratti a progetto, le occupazioni occasionali e quei maledetti, maledettissimi voucher. Uno schiaffo ai sacrifici, all'impegno e al sudore profuso per un titolo di studio che vale zero. Forse è questo che ha spinto quei 100 mila a cercare fortuna altrove. Questo è il tema vero. Più delle parole indifendibili del ministro Poletti.

Più della questione della fuga dei cervelli. C'è chi non può guardare troppo oltre perché, molto semplicemente, non se lo può permettere. Qualcuno ha parlato più volte di generazione di figli di NN. E, in certi momenti, sembra davvero che sia così. Nessuno se ne preoccupa, anzi si vanta, basandosi su dati nemmeno poi tanto veritieri.

Il problema è tutto qui: nel nascondere la testa sotto la sabbia per non fare nulla. Per questo i giovani scappano. Ma chi rimane non è un pistola. No, è semplicemente un sognatore che non ha voglia di arrendersi. E voi provate a non svegliarlo. La realtà è troppo orribile per farlo.