Tra tanti sguardi sofferti, senza speranza, domenica ho riconosciuto quello di Vincenzo Montella. Mi sembrava di averlo già vissuto. Ho riconosciuto quello sguardo perso, l'ho rivisto dopo un anno esatto, dal suo arrivo a Genova. I suoi sorrisi pieni di speranza sono diventati presto di rassegnazione e confusione, i nostri pieni di gioia presto di paura. L'abbiamo accolto da eroe, l'abbiamo lasciato partire da traditore.

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L'abbiamo liberato una seconda volta come lui voleva, come forse era già scritto. Se ne è andato con la valigia piena di cose non dette. Il nostro amato (e odiato) presidente non lo voleva più quanto noi. Ma aveva un contratto lungo, un contratto ricco per pensare di accontentarsi di due pesci gatto e qualche cefalo della Foce. L'ha consegnato a Galliani, accompagnandolo alla macchina con il pieno di benzina fatto e dieci euro per l'autostrada.

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Un affare, un grande colpo soffiare al Milan Marco Giampaolo, il pluriesonerato che non piaceva a Silvio Berlusconi. Meglio Montella, credere che la favola della Fiorentina potesse essere ripetuta anche a Milano, nella scala del grande calcio. Ma sapevamo, almeno noi, che non poteva essere ancora lui la persona giusta.

Una vittoria che la Sampdoria voleva più delle altre

Devo essere sincero tra tante vittorie questa contro Montella è quella che più mi dà soddisfazione, è quella che volevo di più.

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Milan

Più ancora del derby. Battere Montella, a casa sua, vedere la sua faccia scolpita nella delusione, senza espressioni, senza futuro mi ha fatto sentire meglio. Mi sono liberato di un peso, di un incubo, quello di un allenatore che a parole non ci ha mai spiegato il perché di un disastro mai annunciato, di un alluvione calcistica che ha rischiato di trascinarci in fondo a tutto, sotto a tutti. Mi spiace solo di non esserci riuscito al Ferraris dopo avergli dato una lezione di calcio, ma il tempo è stato galantuomo gli ha restituito senza interessi quello che si è preso, dice lui con merito nel suo, pardon, nel nostro stadio...

La Milano del pallone è nera altro che grigia. Non ha voglia di parlare e chi ha il coraggio di farlo è solo contro Rizzoli. Vabbè qualcuno che crede ancora a Babbo Natale ha visto un rigore anche su Bacca (Silvestre). Ma per favore, andiamo avanti, chiudiamo l'ombrello. E' una giornata di finalmente di sole, una di quelle da andare in mare, farsi trasportare dal vento e dai pensieri. Chi sa dove sarebbe questa Samp se le avesse giocate tutte come contro la Roma, contro il Milan.

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Chissà? Mi chiedo anche se Giampaolo, il maestro Giampaolo pardon, non abbia qualche responsabilità. Ma sono pensieri non accuse. Sono considerazioni in un momento bello, sereno dove la classifica è tornata a sorridere, dove i nostri giovani sono all'improvviso grandi, dove il Genoa è sott'acqua e non per forza di colpe per il suo amabile presidente. Questione di allenatori. E noi ne sappiamo qualcosa.

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Siamo passati dal maresciallo Delio Rossi al generale Mihajlovic guadagnandoci e non poco, dall'Uomo Ragno all'aeroplanino con le ali di legno precipitando, rischiando di finire dispersi per sempre.

La squadra c'è e può raggiungere l'Europa a patto che...

Resto convinto e da troppo tempo ormai che questa società, sempre troppo poco considerata se non per gli show presidenziali, abbia saputo costruire una squadra che ci regalerà grande soddisfazioni. Certo bisognerebbe avere la forza economica e il coraggio di resistere alle tentazioni e proseguire su questa strada con questo uomo che a volte ci fa discutere, arrabbiare con le sue scelte, i suoi cambi. Ma è l'autista giusto per questo pullman di ragazzi in gita. Non una qualunque, quella che prima o poi potrebbe riportarci al confine, direzione Europa League...

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