La Repubblica del 22/03/2017, in prima pagina, citava "Londra auto su pedoni e spari a Westminster. Cinque morti tra cui l'assalitore". Queste notizie sono l'emblema della società moderna, forse il preludio di una nuova Grande Guerra, che è sicuramente già iniziata e che ci porterà all'autodistruzione di massa. Non si tratta di una guerra come quelle che siamo soliti leggere, nelle quali ci sono sempre gli eroi patriottici che sorvegliano i confini e che combattono per difenderli, ma di una guerra a colpi di estremismo, di sopraffazione religiosa e culturale.

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Purtroppo, quasi tutti gli attentatori, sono di origine islamica. Dico purtroppo perché questi individui mettono in cattiva luce le migliaia di persone musulmane, residenti da anni in Europa, che alla nostra quotidianità hanno portato solo belle novità.

Si tratta per lo più di persone che fuggono da situazioni gravi, di emergenza, di fame, che, mettono, per migliaia di euro, la propria vita e spesso anche quella dei propri figli, nella mani di questi traghettatori di anime, che approfittano ben volentieri della situazione di disagio e si avventurano per le acque del mar Mediterraneo.

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Tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2016 sono sbarcate in Europa 361.678 persone, di cui 181.405 in Italia e 173.447 in Grecia. Di questa mole immensa di persone si fa carico la nostra Marina Militare, la nostra Guardia Costiera, che, ogni giorno, anche più volte al giorno, si spinge al largo delle coste libiche. Ma questo non è il vero numero di persone che partono perché, purtroppo, i nostri fondali sono un cimitero a cielo aperto, pieno dei sogni di chi, suo malgrado, non è riuscito a raggiungere la terraferma.

Milioni di sogni infranti ancora prima di iniziare.

Il tema dell'immigrazione clandestina è un tema abbastanza caldo e controverso.

Appena mettono piede sul suolo nazionale, queste persone vengono condotte in un CPSA (Centro di primo soccorso e accoglienza), dove ricevono la prima assistenza medica e vengono identificati. Dopodiché, secondo disponibilità territoriale (ormai quasi del tutto satura), vengono smistati nei vari centri di accoglienza temporanei distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Non appena giunti a destinazione, tramite la Questura, compilano un modulo di richiesta per lo stato di rifugiato politico. Tale modulo verrà poi esaminato, congiuntamente al compilatore, da una Commissione composta da 4 persone (una della Polizia, una del Comune, una della Prefettura e una dell'Alto commissariato per i rifugiati ONU), che valuterà il tutto e deciderà se rilasciare o meno il famigerato permesso di soggiorno.

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Solo il 3% del totale risulta averne diritto. E il restante 97%? Perché decide di mettere a rischio la propria incolumità? Perché parte per un viaggio che sa già essere un'incognita? C'è qualcuno che li spinge a partire? C'è chi ci lucra?

Sono domande queste alle quali non avremmo mai una risposta istituzionale, ma che, sicuramente, balenano nella nostra testa ogni giorno, quando vediamo le nostre città piene di extracomunitari, molti di essi irregolari per i motivi sopracitati.

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Sono domande che ci facciamo quando leggiamo di questi attentati terroristici che, anche se continuiamo a farci forti dietro al motto "We are not afraid ", ci spaventano, ci terrorizzano, perché pensiamo ai nostri bambini, e al futuro che gli stiamo lasciando. Un mondo pieno di queste mine vaganti che in nome di un Dio che forse non conoscono nemmeno, si fanno saltare in aria, uccidono e massacrano intere popolazioni, intere culture, anche la loro.

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