Partiamo dalle origini: il numero nove, fino agli anni 2000, è considerato un classico centravanti d'area di rigore esente dai compiti di costruzione del gioco di squadra. Da Hernan Crespo a David Trezeguet, passando per Ruud Van Nistelrooy e tanti altri, sono tanti i casi di attaccanti letali dentro l'area, ma "rivedibili" fuori.

I primi cambiamenti

Il calcio però ha evoluto le radici sul quale è stato fermamente saldo per molti anni, ampliandole.

Tanti ruoli sono cambiati e tanti altri ne cambieranno. La prima rivoluzione fu attuata nei primi anni 50 da Bela Guttman, l'allora allenatore dell'Ungheria: la mezz'ala Ference Puskas, per esigenze di formazione, fu costretto ad avanzare il proprio raggio d'azione, giocando da centravanti con licenze di impostazione del gioco. Fu la prima mossa di una corrente di pensiero che si affermò con decisione soltanto negli anni successivi.

Che Puskas sia stato uno dei migliori marcatori della storia del calcio è noto a tutti, ma pochi ne conoscono le doti di "playmaking". Nonostante l'esperimento riuscì con enorme successo non ebbe gran seguito, ed il numero 9 restò ancorato alla vecchia concezione ancora per molti anni.

'Falso nueve' come credo calcistico

E' il 2005 e Luciano Spalletti passa alla guida della Roma. L'assenza di centravanti di valore da affiancare a Francesco Totti, costringe l'allenatore di Certaldo a reinventare il capitano giallorosso come attaccante, con licenza di abbassamento sulla trequarti per lanciare gli inserimenti dei trequartisti, in particolar modo Simone Perrotta.

Il grande successo di questo credo tattico amplia il calcio a scenari anche solo difficili da immaginare fino a pochi anni fa. Fu forse questo il momento in cui l'idea del finto centravanti iniziò davvero ad essere presa in considerazione. "falso nueve" è la traduzione, quindi, del finto numero 9, ovvero il centravanti che parte da una posizione avanzata, salvo poi arretrare come una sorta di "playmaker" avanzato, pronto a lanciare gli esterni o le mezzale in grado di inserirsi.

La consacrazione

Se Spalletti, con Totti, fu uno dei precursori del "falso nueve", Guardiola con Leo Messi ne fu la massima espressione. Messi è stato la sublimazione ideale di una filosofia calcistica che ha pochi eguali.

Messi, da falso nueve, ci ha fatto vivere momenti di estasi, ci ha inebriato con giocate al limite del surreale, coniugando la capacità di "bomber" con quella di playmaking, rasentando la perfezione e raggiungendo livelli mai toccati prima.

L'ultimo step

Se pensate che il "falso nueve" sia l'ultimo step di un cambiamento radicale vi sbagliate! "Il Sarrismo" ha già decretato un ulteriore passo in avanti in questo senso.

E' l'ottobre del 2016, e il grave infortunio di Arkadiusz Milik spalanca le porte ad un'altra rivoluzione. La piccola ala del Napoli, Dries mertens, è costretto a giocare centravanti per sostituire il suo sfortunato compagno. Sembra l'inizio di un'annata che vedrà il Napoli giocare con il finto centravanti, ma è un abbaglio collettivo colossale! Dries Mertens, già dopo le prime partite, da l'idea di aver ulteriormente evoluto il ruolo: le capacità fisiche e tecniche lasciano presagire ad un centravanti di manovra, l'ormai consolidato "falso nueve".

Ma no, non è così. Dries è uno dei più letali attaccanti del campionato Italiano. Segna a ritmi spaventosi, tra poker e triplette mette in ginocchio praticamente tutta la serie A. I suoi movimenti sono quelli dell'attaccante puro che va negli spazi, che parte sul filo del fuorigioco e che si "butta" su ogni pallone vagante in area. Dries è letale, perchè coniuga il fisico e la velocità di pensiero del "falso nueve" con i movimenti meravigliosamente letali del "più vero dei nueve". Dries è il primo, e forse unico, falso "falso nueve".

Ecco tutti i suoi gol, che testimoniano questo suo "modus operandi":

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