In Italia, il populismo diventa l'argomento principale della prossima campagna elettorale 2018. I partiti a questo termine attribuiscono un significato 'improprio', al solo fine di annientare l'avversario politico. In particolare, queste accuse sono rivolte ai pentastellati, perché denunciano le cose che non vanno bene del Governo, proponendo invece quelle, che a loro avviso, potrebbero risolvere i problemi.

Non si può per questo tacciarli di essere populisti. Il linguaggio politico si è molto impoverito, e il termine 'populismo' ha assunto un significato del tutto diverso da quello reale. Invece i populisti sono quelli che semplificano e vendono soluzioni semplici, per problemi complessi. Sono populisti quelli che vedono posti di lavoro, quando i nostri giovani sono costretti ad emigrare per cercare lavoro e, altrettanto populisti, sono quelli che pensano che lo sviluppo si consegua con gli sconti ed i bonus, e non con gli investimenti.

Torniamo alla realtà

E' giunto il momento di ragionare di programmi e di proporre progetti seri, avendo come finalità lo sviluppo economico. Solo in quel modo, la macchina dello Stato si mette in moto, ed ogni ingranaggio girerà nel senso giusto. E' noto che non tutti i partiti hanno la stessa sensibilità di affrontare certi problemi: ognuno proponga la sua ricetta, e il popolo farà la sua scelta, con l'esercizio del voto.

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Politica M5S

Soprattutto evitiamo quelle espressioni colorite che non servono a niente, ma solo ad allontanare le persone dalla Politica. Il populismo, come ora concepito, è una invenzione della politica, per distrarre l'elettorato dai veri problemi in gioco. Sono pochi quei partiti che parlano di Lavoro, Sanità, Scuola, art. 18 e Pensioni. I giovani si sono allontanati, perché non trovano progetti da condividere e per i quali lottare nel medio lungo periodo. Mancano gli stimoli a cui legarsi.

Partiti senza idee e programmi

Questo proliferare di partiti, senza idee e programmi, nei quali nessuno si riconosce, mette in evidenza un mondo legato alla convenienza, e mancanza di ideali in cui credere. Dopo i danni prodotti dall'ultima crisi europea, si contano i disagi a cui siamo stati sottoposti. Solo di recente si notano alcuni pochi timidi segnali di risveglio, che fanno sperare in un cambio di tendenza.

Il cammino sarà lungo, specialmente se non si riesce a creare il clima giusto e un obiettivo a cui tutti (maggioranza ed opposizione) dobbiamo tendere. In buona sostanza il paese è di tutti ed insieme dobbiamo difenderlo.

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