La scorsa primavera ha fatto notizia sul web la storia – in varie lingue – di una reginetta di bellezza che ha esordito in tenerissima età come fotomodella e che, da allora, non si è fermata. Nelle TV americane e sui social network, questa bambina si è contraddistinta per il suo aspetto artificiale, con una connotazione non necessariamente negativa bensì surreale, che le è valso l’appellativo di living doll: la pelle di porcellana (a parte qualche lampada in alcune occasioni), i riccioli biondissimi, il viso rotondo con i grandi occhi azzurri e distanti, le ciglia lunghe e folte.

A differenza del concorso per piccole miss America, quella della “bimba più bella del mondo” è una gara informale, fatta di chiacchiere e opinioni collettive, che ogni anno esalta una giovane protagonista diversa ed il suo momento di popolarità; aldilà delle polemiche, decisamente ripetitive, su quanto sia giusto o meno sottoporre una creaturina allo stress dei riflettori, esponendo la sua immagine ad un vasto pubblico non immune dalla depravazione di alcuni soggetti potenzialmente pericolosi, c'è da chiedersi se tutto ciò possa davvero rispecchiare a lungo termine le volontà della diretta interessata, ancora oggettivamente immatura per identificarsi autonomamente in un proprio personaggio.

Se quella della modella è, di per sé, una carriera effimera, destinata a durare pochi anni (salvo rare eccezioni), ciò è ancora più vero per i bambini, giustamente difficili da giudicare tanto per il loro aspetto quanto per il potenziale, ancora tutto da scoprire e chiarire nel tempo. Così, per ogni ex baby model che sembra aver davvero imboccato la propria strada definitiva, come ad esempio la bella Thylane Blondeau, ce ne sono tante altre che, crescendo, si rivelano molto diverse dalle precedenti aspettative e mollano questo luccicante mondo di possibilità limitate per inseguire ben altre aspirazioni.

Anche se Aira, almeno per il momento, non si colloca tra queste ultime, a 8 anni e mezzo appare già una persona molto diversa. Al posto dello sguardo di ghiaccio, innocente e confuso, c’è un’espressione quasi adulta, maliziosa, spesso seria; con il suo volto androgino, il fisico che non sembra volersi piegare a regole imposte dall’alto, le pose spontanee e dinamiche e quella grinta che ricorda un po’ il film Little Miss Sunshine, lei non è più un’indossatrice convenzionale e tende a distinguersi per le proprie singolarità piuttosto che una bellezza straordinaria.

Che sia la prossima Lily Cole? O magari la attende un futuro di sportiva o attrice di tutt’altra pasta.

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