Sbaglia chi pensa che Spelacchio, l'albero di natale più famoso al mondo, abbia avuto un destino infausto, anzi, è tutto il contrario. Questa pianta, infatti, è passata alla storia, nel bene e nel male. E che le cose sarebbero andate così, basta leggere l'articolo "Roma: Spelacchio, l'albero di Natale che passerà alla storia", scritto il 20 dicembre scorso.

Era più che prevedibile che l'abete sarebbe stato oggetto di pellegrinaggio di turisti per il senso di mestizia e malinconia che era in grado di suscitare.

Il suo destino sarebbe stato tutt'altro che triste! E la cronaca dei giorni successivi lo ha dimostrato. Se si fosse pensato ad un obolo da un centesimo per ogni selfie scattato sotto l'albero di Piazza Venezia, forse sarebbero stati recuperati i soldi spesi per il suo arrivo nella Capitale su cui ora indaga l'Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone.

Il suo successo era già nel nome

Anche sul nome, Spelacchio, copyright del giornalista Vittorio Zucconi, si era visto giusto: un componente dell'Accademia della Crusca lo ha definito addirittura "geniale".

Già dal nome, infatti, si capiva che l'albero sarebbe stato destinato al successo: Spelacchio è diverso dall'aggettivo spelacchiato.

Spelacchio ha anche un'assonanza con Pinocchio (e sempre di alberi si parla). Certo, anche Spelacchio, proprio come Pinocchio, è stato un po' discolo: si è lasciato abbindolare da palle e lucette per tutto il periodo dei balocchi.

Un finale a lieto fine

Ora però, il legno del fusto e dei rami tornerà a nuova vita.

L'albero sarà spogliato degli addobbi e - a differenza di quanto avvenuto ai suoi predecessori - non finirà in una compostiera qualsiasi, né diventerà cellulosa per la carta (magari dei giornali) su cui scrivere la sua storia. Spelacchio è destinato a qualcosa di molto più grande per la sua nuova vita. Se una volta tanto le promesse politiche saranno rispettate, quel legno potrebbe diventare addirittura materiale per la costruzione di una casetta da destinare alle mamme che allattano: un'altra analogia con Pinocchio diventato un bambino vero.

Il legno e il destino che si ricicla

Ed è proprio questo l'unico punto dove non è stata indovinata fino in fondo la previsione di chi lo avrebbe collocato provocatoriamente al Pantheon, in quel tempio della Roma pagana che oggi ospita salme famose. Si intuiva sin da subito che il destino di Spelacchio sarebbe stato diverso da quello degli altri alberi di Natale.

C'è però da augurarsi che, nell'enfasi di rendere immortale Spelacchio facendone un piccola e occasionale nursery di passaggio per le puerpere, non si collochi la casetta che ne deriverà proprio a Piazza Venezia.

Nella storia di Roma è già successo più di 2.771 anni fa quando, proprio lì, nei pressi della grotta Lupercale, fra il Campidoglio e il Palatino, i poppanti Romolo e Remo, abbandonati da Rea Silvia, trovarono conforto e salvezza fra le mammelle di una Lupa, moglie del pastore Faustolo.

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