Con l'introduzione del var, si pensava che sarebbero finite tutte le polemiche legate agli errori arbitrali, e invece non è stato così. La tecnologia tanto invocata da molti addetti ai lavori, al momento non sembra in grado di fornire le giuste garanzie a presidenti e allenatori di Serie A ma, si sa, in Italia senza polemiche non si vive.

Gli arbitri, da questa stagione, hanno a disposizione un nuovo dispositivo che, se utilizzato e guidato correttamente, può risolvere moltissimi casi incerti sul terreno di gioco.

Come funziona il Var?

Il Protocollo Var al momento non permette un corretto utilizzo dell'assistenza, poiché le fasi di gioco in cui può intervenire non sono di facile individuazione.

Dobbiamo innanzitutto chiarire che il dispositivo non va a sostituire il direttore di gara, ma può coadiuvarlo in alcune situazioni che l'occhio umano non riesce a percepire. In altre parole, se un arbitro fischia un fallo di mano inesistente, l'addetto al Var non può forzare il collega ad andare a rivedere l'episodio. Invece, qualora il fallo di mano non dovesse essere proprio visto, si potrebbe consigliare all'arbitro di andare a rivedere quanto accaduto sullo schermo.

Inoltre ricordiamo che il ricorso alla moviola doveva riguardare situazioni di gioco eclatanti e decisive, oltre ai casi di fuorigioco e falli di mano. La difficoltà sta nell'individuare quali siano i momenti esatti di un match che prevedono il ricorso al Var.

Durante le prime giornate di campionato, abbiamo assistito ad un utilizzo probabilmente eccessivo dello strumento tecnologico: ogni minimo contatto in area di rigore veniva rivisto, pregiudicando la bellezza e le emozioni di questo sport. Il calcio oggi è cambiato, è diventato più veloce, e probabilmente l'arbitro non riesce più ad avere sotto controllo tutti gli episodi che si possono verificare sul rettangolo verde di gioco, e proprio per andargli incontro si è deciso di ricorrere alla tecnologia.

Cosa migliorare?

Possiamo quindi dire che il Var è un ottimo strumento, ma che deve essere supportato da un protocollo chiaro e standard, a cui tutti gli arbitri devono attenersi. Inoltre, facendo riferimento al footbal americano, sarebbe molto affascinante se il direttore di gara potesse spiegare - dopo aver rivisto la situazione di gioco da fermo - i motivi alla base delle sue decisioni.

Spesso si verifica anche il "silent-check", ovvero un confronto tramite auricolare tra arbitro e addetto al Var, con i tifosi che non sanno bene cosa stia accadendo in quel momento, e perché si è deciso di non rivedere una determinata azione. Dare una spiegazione chiara sulle proprie decisioni, potrebbe conferire ulteriore credibilità ai "fischietti". Come abbiamo detto in precedenza, il Var non può intervenire in maniera forzosa su nessuna decisione dell'arbitro, mentre sarebbe opportuno introdurre questa possibilità per alcune fasi di gioco.

Vediamo - secondo il nostro parere - quali potrebbero essere i pochi, ma decisivi casi, in cui ci dovrebbe essere un ricorso al Var senza alcuna consultazione con il direttore di gara: ogni volta che si assegna un calcio di rigore; nei fuorigioco valutati in maniera errata; in caso di episodi particolarmente violenti (esempio: testata di Zidane a Materazzi); infrazioni da cartellino rosso.

Invece tutte le altre situazioni resterebbero di prerogativa degli arbitri.

È bene sottolineare che, sul terreno di gioco, possono verificarsi diversi episodi dubbi e difficili da valutare, ma quelli riportati sono i più oggettivi e sui quali dovrebbe essere più semplice prendere delle decisioni. Il Var, dunque, dovrebbe realmente coadiuvare l'arbitro, evitando di legarne l'utilizzo solo alla discrezionalità del direttore di gara.