Rispetto al resto dell’Europa, l’Italia ha un problema con le tasse. E questo problema si chiama evasione fiscale. Un problema non di oggi, ma talmente strutturato e incrostato da essere diventato un luogo comune. Ciclicamente, ma soprattutto in campagna elettorale, il tema torna a galla: le proposte si moltiplicano, da destra a sinistra. Due sono in genere i filoni che vanno per la maggiore: farle pagare a chi furbescamente non le paga (e in alcuni casi mai le ha pagate); e far pagare di meno chi – perché dotato di alto senso civico o perché non può fare diversamente poiché gli vengono prelevate alla fonte – quelle tasse le ha sempre pagate fino all’ultimo centesimo.

Flat tax funziona davvero?

Il centrodestra ha nel suo programma la proposta della Flat tax, una aliquota uguale per tutti, che dovrebbe attestarsi intorno al 27% (secondo la Lega potrebbe scendere addirittura al 15%). La proposta si basa su due assunti: una tassa identica per il ricco e per il povero aumenterebbe la semplicità e la chiarezza; secondo, una tassazione più bassa favorirebbe l’emersione dell’evasione in una misura tale da compensare le minore entrate, di fatto pagandosi da sola.

La realtà, però, sembrerebbe contraddire le affermazioni che Berlusconi e Salvini vanno ripetendo nei loro comizi. La flat tax, infatti, riguarda solo le tasse sui redditi (Irpef e Ires) mentre non interessa l’Iva, che rappresenta uno dei punti di partenza dell’evasione fiscale.

Non pagando l’Iva su quello che vende, infatti, l’evasore dichiara anche un reddito più basso di quello che effettivamente guadagna. Quindi, se anche spinto dall’emozione di una tassazione più bassa volesse dichiarare il vero sui suoi guadagni, dovrebbe prima dichiarare (e pagare) tutta l’Iva, senza alcun vantaggio economico.

E se grazie alla Flat tax stimiamo una minore tassazione media del 7%, per chi è un evasore totale, e dunque evade il 100%, difficilmente quello sconto del 7% sarà un motivo sufficiente per correre ad autodenunciarsi (il gettito fiscale ammonta a circa 730 miliardi di euro, la flat tax promette di alleggerirlo di 50 miliardi, appunto del 7%).

Con la flat tax potrebbe tornare la tassa sulla prima casa e gli 80 euro potrebbero sparire

A questo punto affrontiamo il secondo problema, le famose coperture. Per far pagare 50 miliardi di tasse in meno ai redditi più alti, cosa si taglierà? Berlusconi dice di voler tagliare tutte le agevolazioni fiscali (oltre ai trasferimenti alle imprese). E che vuol dire? Vuol dire, solo per fare alcuni esempi, levare gli 80 euro, vuol dire rimettere la tassa sulla prima casa; aumentare le tasse su bollo e imposta di registro; eliminare le detrazioni per le spese mediche; introdurre le accise sull’energia elettrica per le abitazioni che oggi non le pagano; tassare borse di studio e assegni familiari oggi esenti da Irpef.

Se i ricchi pagheranno meno tasse, chi pagherà di più?

Ecco cosa vuol dire quindi: eliminare tutti quei vantaggi (o esenzioni) fiscali che attualmente sono invece previsti per i redditi bassi e per le famiglie. Perché se i ricchi devono pagare meno, qualcun altro dovrà pagare di più. Sempre che non si voglia mandare in bancarotta lo Stato (il cui primo effetto, è bene ricordarlo, sarebbe lo stop a stipendi e pensioni).

Le tasse stanno diminuendo grazie all'azione del governo

L’Istat ha certificato che rispetto a 5 anni fa la pressione fiscale è diminuita di due punti percentuali. E che il 2017 ha segnato il record di recupero dell’evasione fiscale (oltre 20 miliardi in un anno).Forse più che di promesse mirabolanti, l’Italia avrebbe bisogno di politiche serie ed equilibrate, che – a differenza degli annunci elettorali – portino anche risultati concreti.

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