Matteo Salvini, il neo-ministro degli Interni del nuovo governo giallo-verde, non ha alcuna intenzione di perdere tempo: il vicepresidente del Consiglio ha mostrato fin da subito il suo "italico vigor vitale", cominciando a punzecchiare "pro domo sua" coloro che considera i difensori del nuovo ordine mondiale. In particolare, gli attacchi del leader leghista si rivolgono alla sinistra buonista e agli intellettuali, fino ad arrivare al suo "piatto forte", ovvero i migranti.

Pochi giorni fa è stato diffuso su Facebook un video (rilanciato anche da "Repubblica Tv"), nel quale il neo-ministro, durante un'intervista, saluta amabilmente i cittadini della Locride, assicurando una sua imminente visita in quei borghi ai piedi dell'Aspromonte.

Ad un certo punto, l'intervistatore chiede a Salvini un parere su Mimmo Lucano, sindaco di Riace, e il segretario del Carroccio risponde, con sorriso furbo, "è uno zero".

Il video (anche se non si sa con esattezza quand'è stato girato) è diventato virale in pochi minuti, scatenando le reazioni sul web tra indignazione ed esclamazioni di sostegno al vice-premier. "Il Fatto Quotidiano", invece, si è chiesto come mai Salvini abbia deciso di scagliarsi contro il primo cittadino di Riace, invece di attaccare uno dei tanti boss della 'ndrangheta che in questi anni hanno contribuito a danneggiare l'intero territorio della Locride.

Si potrebbe ipotizzare che Salvini abbia così a cuore la causa "sovranità", al punto tale da contrastare qualunque intervento o personalità che, con il suo lavoro, rischierebbe di pregiudicare la sua carriera Politica basata sulla propaganda e sul complotto.

Riace: il paese dell'accoglienza

Mimmo Lucano, detto "O Kurdu", ha avuto la volontà e l'ardire di provare a mettere in piedi un modello di integrazione funzionale basata non solo sullo scambio culturale, ma anche sull'autogestione delle professionalità.

Attraverso una gestione controllata, il primo cittadino di Riace è riuscito da solo a dare ospitalità a circa 6.000 richiedenti asilo che provenivano da 20 diverse nazioni, donando così un nuovo slancio all'economia di un borgo che, come molti altri, rischiava di morire assieme ai suoi nativi, mentre oggi, nonostante sorga in uno dei territori più difficili del meridione, è diventato un esempio d'integrazione pacifica tra italiani e stranieri.

Come spesso accade, anche su questa vicenda ci sono luci e ombre, com'è già successo sui rapporti tra Ong e trafficati di esseri umani. Si tratta, in effetti, di questioni delicate che seguono una linea di confine sottile tra la verità e la propaganda, e in cui la "teocrazia" del capitale finanziario, che punta allo sradicamento progressivo dei popoli per abbassare sempre di più il costo del lavoro, entra inevitabilmente in gioco, che si tratti di un migrante perso nel Mediterraneo o di un fattorino che gira per le strade di Milano.

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Tornando alla stoccata di Salvini, qualcuno ha gridato all'insulto, mentre altri hanno visto nella sua affermazione semplicemente una battuta. Del resto, il neo-ministro degli Interni è da sempre un provocatore, ma esordire in un ruolo istituzionale con uno scontro diplomatico con la Tunisia e parlando di tagli per 5 miliardi ai fondi per l'assistenza ai migranti non sembra una strategia efficace.

Se i suoi toni sono risultati vincenti in campagna elettorale nell'arrivare alle persone, e nello stimolare la reazione di intere masse lavoratrici deluse dalle sinistre europee attente più a soddisfare le banche e gli euro-burocrati piuttosto che i bisogni dei cittadini, è anche vero che un uomo delle istituzioni dovrebbe mettere da parte le dirette Facebook e concentrarsi sul proprio lavoro in silenzio: perché la politica non si fa con i tweet, ma con decreti e proposte.

Inoltre, come sottolinea "Il Fatto Quotidiano", è anche necessario che un ministro degli Interni conosca bene gli argomenti su cui si baserà il suo ruolo politico-istituzionale.

Ad esempio, bisogna ricordare che i fondi per l'assistenza ai migranti ammontano a 3 miliardi e non a 5, e che provengono dall'UE. Inoltre il Trattato di Dublino, che stabilisce criteri e norme per sottoporre la domanda per la protezione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo, e tutte le normative relative all'accoglienza per i singoli Stati dell'Unione Europea, fu firmata anche dalla Lega.

Al contempo, bisognerebbe sapere che per esprimere un'opinione così netta e sprezzante verso un sindaco si dovrebbero avere delle basi solide: in questo caso, invece, sembra che le fondamenta del pensiero siano determinate da chi vede coloro che si vestono di buone intenzioni come possibili nemici della patria.

Eppure sono gli stessi che non hanno mai espresso un'opinione riguardo la mafia (anche questa sarebbe comunque una formalità), mantenendo un silenzio assordante anche dopo l'uccisione del sindacalista maliano Soumaila Sacko per mano di quella "onesta longa manus" che dalle istituzioni continua ad avere una fin troppo imbarazzante indifferenza.

Non ci si può aspettare da Salvini qualcosa che non vada aldilà dell'interpretazione sbagliata, ma il silenzio dell'alleato, neo-ministro e vice-presidente del Consiglio Di Maio, e del Premier Conte, lascia un ampio margine di riflessione.

Il dubbio che insinua una mente vorace è dato dal fatto di non riuscire a considerare errori rivoluzionari in doppio petto, ma neanche quelli in felpa con un piatto di polenta, perché il potere non verrà mai scalfito da nulla di ciò che si erge a cambiamento.

Forse questo tipo di "cambiamento" conosce davvero poco della storia recente: poco della Siria e del suo socialismo decennale; poco del colonialismo francese che ha fatto piazza pulita delle ricchezze di un paese come il Mali; poco del liberismo economico schizofrenico che ci sprona a comprare a costi sempre più competitivi.

Non per ultimo, probabilmente non si sa molto nemmeno dei pomodori che ogni giorno arrivano sulle nostre tavole, raccolti da uomini come Soumaila, sfruttati tre volte: dalla mano criminale che li getta in mare verso l'ignoto, da chi li fa finire in un campo profughi come fossero merce, e dal nostro volerci sentire a posto con la coscienza, purché tutto ciò avvenga lontano da casa nostra.

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