Al battesimo del nuovo anno è subita scoppiata la polemica sui 49 migranti a bordo della nave “Sea Watch 3”. La causa della querelle è nota, da quando il ministro dell’Interno Salvini ha dichiarato i porti chiusi per queste persone lasciate, ancora oggi (7 gennaio 2019), in balia del mare.
Le dichiarazioni di Salvini hanno suscitato molte reazioni, per lo più politiche, come quelle dei vari sindaci di centrosinistra (Orlando, Nardella, De Magistris ecc.) i quali hanno dichiarato i loro porti aperti annunciando ancora una volta battaglia al ministro, dopo l’affondo sul Decreto Sicurezza.
Frattura interna al Governo
Sulla questione, sembra evidente, i due partiti politici di maggioranza non hanno un’idea unanime. Luigi Di Maio è intervenuto dicendo: “Sì all’accoglienza, ma solo a donne e bambini”, smentendo le parole di Salvini dette in precedenza. Molti l’hanno definita una mossa politica, perchè, all’interno del M5S ci sono tanti in disaccordo con Salvini, soprattutto l’ala cosiddetta ortodossa, rappresentata dal presidente della Camera, Roberto Fico.
Malta e il suo 'ruolo sporco'
Malta è uno dei 27 Stati membri dell’ Unione Europea. Purtroppo il suo atteggiamento sembra essere quello di estraneo da ogni contesto riguardante l’immigrazione, quando invece l'isola è geograficamente in prima linea nel “gioco” dell’accoglienza.
Marie Louise Coleiro Preca e Joseph Muscat, rispettivamente Presidente e Primo Ministro di Malta, stanno praticamente 'stracciando' il Trattato di Dublino, nel quale l’articolo 13, l’essenza del trattato, dice che la responsabilità dell’asilo è del Paese di primo sbarco, ovvero: “chi arriva in Italia tocca all’Italia, chi in Spagna alla Spagna ecc...”, cosa che Malta continua a violare, perchè respinge le navi con i migranti sempre in direzione Italia. I nostri politici devono assolutamente farsi sentire contro questo scempio messo in atto dalle autorità maltesi.
Le ONG creano scompiglio
Le ONG lavorano in difesa dei diritti umani e di tutti gli immigrati che rischiano di morire in mare, ma siamo sicuri che il loro scopo non sia quello di lucrare (nonostante siano no-profit)?
È una domanda che un po’ tutti ci facciamo e credo ci siano tantissime risposte da poter dare, per esempio: “Quello è il loro lavoro”, “La loro coscienza li porta a salvare vite indistintamente dalle conseguenze”, ecc.
Ma quello sul quale dobbiamo soffermarci, soprattutto il governo, non è quello di trovare scusanti per le ONG, ma cosa fare per non farli agire inconsci delle conseguenze. Al momento un accordo con le ONG c’è, è il codice Minniti, cioè il codice di condotta delle ONG impegnate nel salvataggio di persone in mare. In questo caos, le uniche vittime sono i migranti, costretti a lunghissimi viaggi della speranza e ad autentici esodi in balia delle onde, incerti del proprio destino.