L’asso nella manica di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini è la flat tax. Il perno della proposta è la previsione di una aliquota unica del 23% sul reddito di impresa o della famiglia e la eliminazione di tutte le deduzioni e detrazioni, tranne una legata alle caratteristiche del nucleo familiare e un’area di no tax area fino a 12mila euro di reddito annuo. Questo sistema è congegnato in modo che anche se l’aliquota legale è costante, l’aliquota media risulti crescente.

Anche l'istituto Leoni propone la flat tax

Anche l’Istituto Bruno Leoni propone la flat tax, ipotizzando una sola aliquota pari al 25%, e l’abolizione dell’Irap e dell’Imu. L'Irpef assorbirebbe tutte le tasse sugli immobili e si dovrebbe prevedere un sostegno al reddito dei meno abbienti. Uno dei punti cardine della proposta è la semplificazione strutturale del sistema tributario derivante dalla eliminazione di tutto il coacervo di deduzioni e detrazioni che caratterizza l'attuale legislazione.

Nella proposta del centrodestra di prevede una no tax area per i meno abbienti che, secondo berlusconi, dovrebbe arrivare fino a 12mila euro. Inoltre, in base alle caratteristiche dei nuclei familiari, dovrebbe essere applicata una deduzione unica pari a 7mila euro per le famiglia con un solo componente, la quale dovrebbe aumentare al crescere dei mebri della famiglia in base all'utilizzo di una scala di equivalenza.

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Matteo Salvini Silvio Berlusconi

La finalità della proposta è chiara: si vuole ridurre un carico fiscale ormai opprimente e tale da zavorrare anche in futuro la crescita italiana, la quale, in assenza di fatti nuovi, è condannata ad essere lenta anche in futuro, non riuscendo a dare una risposta al dramma della disoccupazione.

La flat tax potrebbe essere la soluzione per l'Italia

E’ auspicabile che la proposta della flat tax non sia uno slogan da usare in campagna elettorale e che possa rappresentare l’inizio di un percorso di riforma del sistema tributario italiano affinché possa garantire una crescita del prodotto interno lordo più sostenuta rispetto alle percentuali da prefisso telefonico che si registrano da un ventennio.

L’Italia ha necessità che diminuisca il costo del lavoro e che si liberino risorse per le spese produttive come gli investimenti, la ricerca e l’istruzione. Ridurre il peso fiscale e far ripartire la crescita si possono realizzare solo se si tagliasse la spesa in modo razionale ed equo la spesa pubblica

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