Fabrizio micari, classe 1963, ingegnere e professore ordinario della stessa Università di cui è rettore, è stato per tutto il mese di agosto il candidato "civico" dell'accordo politico tra Pd siciliano e il partito di Alfano (ed altri). Sembrava cosa quasi ufficiale la sua investitura fino a pochi giorni fa, con addirittura voci più o meno confermate che il rettore fosse stato direttamente cooptato da Renzi su indicazione del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, nella speranza, secondo i fautori, di riproporre quell'esperimento che ha permesso al sindaco di vincere nonostante avesse molti partiti alle spalle, compreso quindi il Pd, invertendo per il momento la tendenza anti-establishment che si respira in terra di Trinacria.

Ma a quanto pare, come in un gioco di carte, Micari non sembra essere la carta vincente del mazzo. Vediamo perchè.

Micari non è candidabile

Secondo recenti accuse, specie di uno dei candidati, Fiumefreddo, attuale direttore dell'agenzia regionale della riscossione tributo e candidato di centro di alcune liste che si richiamano all'esperienza di Scelta Civica, il professore Micari non può candidarsi perchè è appunto un rettore e questi non intendo lasciare l'incarico incorre, a detta del Fiumefreddo, in una incompatibilità tra il suo ruolo e la candidatura. Sì infatti perchè il rettore dell'università di Palermo è altresì Presidente del cda del Policlinico, l'ospedale universitario che gode di ingenti finanziamenti pubblici e di conseguenza si troverebbe in un plateale conflitto di ruoli.

Altre accuse, molto più formali ma che hanno sostanza nella vita democratica di una realtà come quella universitaria, avere un rettore che platealmente è il candidato di una fazione politica inficia profondamente l'equilibrio e la laicità che il ruolo compete.

Il Ritorno di Crocetta

Testè detto, la politica, specie quella siciliana, bellamente riesce a superare questi aspetti diciamo formali, ie quindi questo non preoccupa tanto i sonni del Pd, o per meglio dire Renzi.

Quello che preoccupa invece le truppe renziane capitanate dal luogotenente in Sicilia Faraone, sono preoccupate dai sondaggi che danno in testa per ora il candidato unitario del centrodestra Musumeci, a breve distanza il grillino Cancelleri e a molte miglia di distanza lo "sconosciuto" Micari. Ciò non bastasse, per far l'accordo con Alfano, il Pd si è perso per strada il fronte della Sinistra che si presenta con Fava.

In questa baraonda preelettorale, ed in seguito agli screzi di questi giorni su eventuali primarie del Pd, il Governatore uscente Rosario Crocetta, malvisto e malvoluto dal suo stesso partito, sta dimostrando di avere ancora presa e consenso nell'elettorato di riferimento in Sicilia, portando come si è soliti da questi parti, a miti consigli e a ragionare su un possibile nome che sconvolgerebbe per la portata delle contraddizioni in seno a questa candidatura: lo stesso Rosario Crocetta. Sembra strano, ma il candidato e governatore che si voleva far fuori già da due anni, potrebbe essere l'anello di congiunzione per riordinare lo schema siciliano. Lui,, seppur con mille limiti, è in grado di inglobare sia la sinistra di Fava che farsi appoggiare esternamente dagli Alfaniani.

E in caso di sconfitta, almeno giustificare il tutto con la solita solfa che si sente quando perdono i partiti tradizionali, i populisti hanno vinto, vediamo che sanno fare. E di questi tempi, nelle condizioni in cui è la Sicilia, perennemente sul fil del fallimento, salvate solo da astute acrobazie costituzionali, non è un premio ma una sciagura per chiunque vinca.

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