Il conteggio dei voti del referendum per l’indipendenza del Kurdistan volge al termine. Il Sì ha superato il 93%. Il risultato era scontato. Ma a livello internazionale il plebiscito sta creando opinioni contrastanti, tensioni e paure. Tutti i paesi protagonisti dello scenario internazionale e di quello mediorientale, ad eccezione di Israele, giudicano negativamente la decisione di Massud Barzani, presidente della regione curda, di non aver fatto un passo indietro sul referendum.

Tensioni, paure e minacce

Ieri sera il premier iracheno Haider Al Abadi ha dichiarato alla Tv di Stato che il referendum è incostituzionale e perciò il governo non è disposto a trattare con il governo regionale curdo.

Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ritiene che la consultazione possa portare ad una crisi destabilizzante e che solo il dialogo tra le due parti possa essere l’unico mezzo per scongiurare il peggio.

Anche il Dipartimento di Stato degli Usa esprime delusione riguardo allo svolgimento delle votazioni perché questa decisione sarebbe “unilaterale”, effettivamente il governo di Baghdad non ha condiviso la volontà di indire un referendum per l’indipendenza del Kurdistan, e quindi potrebbe portare ad una reazione radicale dell’Iraq. Per il presidente russo Vladimir Putin l’integrità del territorio iracheno è fondamentale per mantenere una situazione di sicurezza in Medio Oriente.

Ma la risposta al referendum più dura è arrivata da Erdogan, presidente della Turchia, che accusa il presidente curdo Barzani di aver agito irresponsabilmente e che si dice pronto ad intervenire con sanzioni economiche e militari. Inoltre sono iniziate, già all’indomani del voto, operazioni militari congiunte delle forze armate irachene e turche al confine tra le due nazioni.

La situazione internazionale è tesa.

Israele al fianco del Kurdistan

Solamente un paese condivide le mire indipendentiste della regione del Kurdistan: Israele. Il popolo curdo ha rappresentato dagli anni ’60 in poi una forza in grado di frenare, anche solo in parte, i nemici di Israele nella zona. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato pubblicamente di appoggiare il referendum per l’indipendenza curda.

Un'affermazione che non è stata presa benissimo dai Curdi, per molti dei quali una maggiore discrezione di Israele avrebbe potuto portare ad un dialogo con gli Stati limitrofi che da decenni si oppongono a Israele, come l’Iran.

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