Non c’è da aver paura, il nickname con cui è conosciuto l’articolo 155 della Costituzione spagnola non implica il ricorso ad armi di distruzione di massa del governo iberico contro Barcellona. Il nome che evoca scenari apocalittici, molto inflazionato negli ultimi tempi soprattutto a causa della crisi nella penisola coreana, è tuttavia adatto alla situazione che si potrebbe verificare a breve in Spagna.

Indipendenza sospesa

Come noto, il presidente del governo catalano Carles Puigdemont ha prima proclamato e poi sospeso l’indipendenza catalana lo scorso 10 ottobre ricercando un dialogo con Madrid.

Il governo centrale ha chiesto spiegazioni a Puigdemont sull’aver o meno formalmente dichiarato l’indipendenza, non rimanendo soddisfatto dalla risposta di Barcellona. Dal canto suo il governatore catalano ha minacciato di firmare l’atto formale di secessione se Madrid dovesse continuare a ostinarsi nel fare muro sul dialogo.

Rajoy ha dato un ultimatum al governo Catalano, scaduto oggi, dichiarandosi tuttavia disponibile a congelare l’applicazione dell’art.155 qualora venissero indette nuove elezioni regionali e venisse preso atto dell’illegalità del referendum dichiarata dal tribunale costituzionale spagnolo.

L’Art. 155 e l’altra faccia della medaglia

L’articolo 155 della costituzione di Spagna, si può attivare solo con voto a maggioranza assoluta del senato, che Rajoy ha numericamente, e viene applicato (e fino a oggi non è mai stato fatto) se una regione non rispetta i suoi obblighi o in qualche modo può ledere all’unità dello stato spagnolo.

Di fatto avviene un commissariamento della comunità ribelle, considerata ostile, e la sua Generalitat viene chiusa.

Ma perché anche lo stato spagnolo prende tempo sulla sua applicazione? Probabilmente per il fatto che non è stata mai applicata prima, ma anche perché è un atto di forza estremamente duro e significativo che colpirebbe il fulcro della costituzione spagnola le cui basi fondano proprio sull’autonomia delle sue regioni.

Un atto di tal genere inoltre potrebbe fomentare ancora di più le volontà di secessione delle ali radicali del movimento indipendentista catalano

Posizione dell’Europa ed effetto sull’economia

La posizione della UE sulla situazione catalana è chiara. La catalogna non entrerebbe automaticamente nella Unione Europea, non potrebbe goderne dei privilegi e non potrebbe usarne la moneta unica se non come paese esterno sulla scia del Montenegro.

Intanto le aziende e le banche che avevano sede in Catalogna tremano e si spostano verso Madrid, mentre la borsa spagnola inizia a risentire dell’incertezza della situazione e della prevista applicazione del 155.

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