La propaganda Politica è caratterizzata da un "gioco al rialzo" in cui le persone influenti della nostra società, per convincerci a donargli il nostro voto, ci promettono numerose soluzioni a livello sociale ed economico, soluzioni che spesso e volentieri non hanno i presupposti per essere mantenute.

Oltre a promettere di fornirci numerosi beni e servizi, competendo con gli altri partiti in questo gioco al rialzo, quello che i politici tendono a fare è sminuire e ridicolizzare le idee degli altri partiti. Il loro obiettivo è quello di formare un gruppo più omogeneo possibile di simpatizzanti, raggruppati da valori e credenze comuni - attraverso slogan del tipo "Prima gli italiani" o "Qui si fa l'Italia" - e di nutrirli con idee e pensieri colmi di pregiudizi e di disprezzo verso gli altri.

Un esempio tangibile lo si ritrova nei fatti di cronaca che vengono utilizzati ai fini di propaganda, come il tragico evento dell'aggressione di Luca Traini agli immigrati che venne strumentalizzato da Matteo Salvini utilizzandolo quasi come slogan della Lega affermando: "E' colpa di chi ci riempie di clandestini".

Inoltre, secondo una recente ricerca australiana, sembra che il nostro cervello si accenda in maniera selettiva per sottolineare gli aspetti positivi nei discorsi dei nostri politici preferiti e tutti quelli negativi nelle parole degli avversari. Questo meccanismo cognitivo può essere spiegato anche attraverso un disegno sperimentale che ha dimostrato come si tenda a valutare più veritiera un'affermazione da parte di una persona del proprio ingroup di appartenenza, nel momento in cui esprime pensieri stereotipici e di pregiudizio verso persone al di fuori di tale gruppo, questo meccanismo prende il nome di "Effetto Tiepolo".

L'effetto Tiepolo

Nella società odierna è considerato "politicamente scorretto" giudicare negativamente una persona solamente perché appartenente a un gruppo diverso, sia a livello politico, sia sociale, sia di genere. Il ricercatore Castelli ha invece voluto dimostrare, attraverso una situazione sperimentale, come un membro dell'ingroup - ovvero del proprio gruppo di appartenenza - che utilizza stereotipi verso un gruppo minoritario, viene considerato più affidabile rispetto a un individuo che non ne fa uso, e di conseguenza riceve maggiore sostegno.

Nella situazione sperimentale i partecipanti ricevevano la descrizione fornita da Marco, un membro dell'ingroup, a proposito di Almad, un giovane magrebino, conosciuto da Marco e sul quale non si avevano ulteriori informazioni. Il partecipante su una base di informazioni date, doveva crearsi una impressione su Almad. A metà del gruppo sperimentale si forniva una descrizione con all'interno 10 tratti stereotipici - per esempio, pigro - e 10 tratti neutri; all'altra metà dei partecipanti all'interno della descrizione si presentavano 10 tratti controstereotipici - per esempio, curato - e gli stessi 10 tratti neutri.

Un aspetto cruciale dello studio consisteva nel fatto che, mentre Marco forniva la lista dei tratti attribuiti da Almad, sullo schermo del computer, tra la presentazione di un tratto e l'altro, comparivano delle affermazioni a cui il partecipante doveva fornire una risposta, avendo come informazione aggiuntiva la risposta che a sua volta Marco aveva già espresso. Il partecipante doveva decidere se l'affermazione di Marco fosse vera o falsa, le frasi erano abbastanza complesse, per esempio "Tiepolo è morto a Madrid nel 1770" e quindi il partecipante doveva decidere se la frase proposta era vera o falsa, avendo anche come riferimento il giudizio da parte di Marco sulla veridicità di tale frase.

L'esito dell'esperimento

Il risultato cruciale dello studio fu che se Marco forniva una descrizione di Almad basata su tratti stereotipici, aumentava il numero di volte in cui il partecipante faceva riferimento e si conformava alle risposte di vero o falso date da Marco alle affermazioni di cultura generale proposte. La tendenza opposta si verificava invece nel momento in cui Marco forniva una descrizione di Almad basata su tratti controstereotipici del magrebino, concludendo allora che un membro dell'ingroup che utilizza stereotipi viene considerato più affidabile rispetto a un individuo che non ne fa uso.

Interessante è analizzare questo disegno sperimentarle nell'ottica della realtà quotidiana, in un contesto dove siamo soggetti ogni giorno - specialmente in questi giorni di propaganda elettorale - alle idee e ai giudizi proposti da personaggi influenti, che la maggiorparte delle volte sono impregrati da credenze stereotipiche.

Vediamo allora che nel momento in cui si appartiene a un determinato gruppo, si viene a formare un meccanismo di conformismo implicito verso quei "leader" che esprimono dei pensieri che li allontanano dagli altri gruppi, dal diverso, mettendo il proprio gruppo su un immaginario livello di superiorità rispetto gli altri. #Superuovo