"Se togliessimo questo Pil alle argomentazioni degli economisti, professori di cattedra, non saprebbero di che cosa parlare". Ecco l'ennesimo bersaglio dell'attivista e fondatore del movimento 5 stelle che, prendendo spunto da una passeggiata in riva al mare, scaglia le sue saette contro i concetti di macroeconomia.

Sul suo blog, con "Pil e contro Pil", Grillo etichetta il Prodotto Interno Lordo, gli schieramenti politici e affini come "piccole, ridicole ideuzze di contrasto", mentre volge uno sguardo "leopardiano" verso l'orizzonte, dove spera di scorgere quell'oltre che presuppone altre regole, altri modi di pensare, altri principi.

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Quel su e giù del Pil

Partendo dalle origini, dal 1600, quando la produzione era indissolubilmente legata all'agricoltura, per ripercorrere il florido periodo della Rivoluzione Industriale e approdare alla crisi degli anni '30, il comico genovese argomenta le sue riflessioni sul passato e sul destino dell'uomo, nella prospettiva di un'evoluzione dei valori su cui rifondare la società.

Cita, a tal proposito, Kuznets, Nobel per l'economia, "uno che non ha mai detto le cose che si dicono adesso" sulla relazione tra reddito e crescita economica.

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"Cose" che, a ben guardare, avevano un senso nell'ottica della guerra "in cifre di carri armati, armamenti, cannoni, bombe... ".

Poi scomoda Kennedy, nelle sue idee di rischio e sfida: "Nel '68 disse che non c'è nulla nel Pil per cui valga la pena vivere". Passa anche attraverso le conferenze di Romano Prodi di circa 15 anni fa, da cui emerge un'ambigua definizione di Pil, comprensivo di "macchina" e "incidente", "terremoto" e "palazzo che va giù".

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M5S

Una teoria catastrofica secondo cui, per far salire il Pil, sarebbe opportuno che si scatenasse uno tsunami, che ci si augurasse di morire per favorire il lavoro di marmisti e becchini.

La felicità e la rabbia

Ma si possono calcolare la felicità e la ricchezza di una nazione in base al reddito nazionale? "È assurdo", risponde Grillo. "Un individuo è un individuo", nonostante produttività personale, mercato di riferimento, lavoro, "un uomo è un insieme di cose", ed è meraviglioso proprio in quanto unico, non ridotto a mero produttore di Pil.

In quest'ottica, vale dunque la pena di rassegnarsi al fatto che poco più di una sessantina di famiglie, in questo mondo, detengano una ricchezza totale che andrebbe divisa fra 3 miliardi e mezzo di persone?

Nel lungo monologo, infine, il fondatore di M5S fornisce due possibili incentivi all'avanzamento dell'economia in un'epoca potenzialmente fertile come la nostra: felicità e rabbia.

Qual è il vero motore della società attuale?

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Potrebbe banalmente essere rintracciato nella felicità. Ma che senso avrebbe un popolo di persone felici? Mortalmente noioso. La rabbia, invece, quella sì sarebbe utile a muovere una situazione gravemente stagnante. D'altronde, fa presente, senza rabbia, oggi non esisterebbe neanche il diritto di voto per le donne.

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