Il nuovo ministro della Giustizia in quota M5S, Alfonso Bonafede, secondo quanto riportato dal quotidiano Il Messaggero, avrebbe già avuto un lungo dialogo telefonico con Piercamillo Davigo - ex pm di Mani Pulite e presidente dell’Anm, attualmente leader della corrente della magistratura denominata Autonomia e Indipendenza - considerato un ‘giustizialista’ e un ‘forcaiolo’ dai suoi detrattori. Il Guardasigilli pentastellato starebbe pensando anche di affidare un ruolo di peso ad Antonino Di Matteo, il magistrato siciliano protagonista del processo alla trattativa Stato-Mafia.
Una ipotesi che ha messo in fibrillazione gli ambienti vicini a Silvio Berlusconi, da sempre avversario dei metodi e delle idee professate da Davigo e Di Matteo.
La telefonata Bonafede-Davigo
Dunque, secondo il quotidiano romano, Alfonso Bonafede non avrebbe fatto nemmeno in tempo a terminare la cerimonia di giuramento da ministro della Giustizia, alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella, che subito si sarebbe speso in una lunga chiacchierata telefonica con Piecamillo Davigo, il magistrato di Tangentopoli considerato il maggior pericolo in circolazione da corrotti e tangentisti. Per lui si parla di un “ruolo di peso” nel ministero di via Arenula, anche se non direttamente, ma attraverso persone a lui fidate, come ad esempio Alessandro Pepe, segretario di Autonomia e Indipendenza, che potrebbe occupare la casella di capo di gabinetto del ministero.
Tre ipotesi sul futuro di Di Matteo
Il Messaggero si esercita anche a cercare di prevedere il futuro ruolo di Antonino Di Matteo. Le ipotesi in campo al momento sembrano essere tre. La prima è la destinazione del pm che ha portato nelle aule giudiziarie la trattativa Stato-mafia al Dag, il Dipartimento per gli affari della giustizia, considerato un ufficio chiave di via Arenula. La seconda alternativa potrebbe essere rappresentata dal Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Terza ipotesi è, addirittura, la nomina di Di Matteo nel ruolo di sottosegretario alla Giustizia, con conseguente obbligo di appendere per sempre la toga al chiodo.
Il giudizio negativo de Il Foglio su Davigo e Di Matteo
Nonostante la notizia della ‘promozione’ di Davigo e Di Matteo non sia ancora confermata, arrivano già le prime reazioni. Totalmente negative sono quelle riportate da Maurizio Crippa su un altro quotidiano, Il Foglio, politicamente schierato contro il M5S. Crippa definisce sprezzantemente “tipacci” i due magistrati che già vengono considerati “tecnici di riferimento” del “sorridente avvocatino siculo-fiorentino” Bonafede. Il giornalista parla con terrore di “onda forcaiola lunga 30 anni” in Italia e vede come fumo negli occhi la possibile introduzione della figura dell’agente provocatore o del Daspo contro i corrotti, perché il ministero della Giustizia rischierebbe di diventare un “pericolo per la democrazia e il diritto”. Insomma, un vero e proprio “Stato di polizia”.