Pessimo risveglio per i cittadini di Istanbul e per i turisti presenti. Proprio questa mattina è stato raso al suolo il simbolo per eccellenza della laicità nazionale turca, nonché il luogo nevralgico di piazza Taksim: il Centro Culturale dedicato al primo presidente Mustafa Kemal “Ataturk” (dal turco “Padre dei Turchi”)

Il centro culturale, icona di uno stato

Costruito dal 1969 al 1977, il centro culturale Ataturk (noto brevemente come Akm) è stato il protagonista di numerose rappresentazioni artistiche, musicali e teatrali. L’architettura austera e, secondo molti, tetra è un tipico esempio dell’architettura turca degli anni 60.

Fu attivo fino al 2008 quando, per mancate sovvenzioni statali, venne chiuso in maniera quasi definitiva. La ristrutturazione, da tanto tempo auspicata, non venne mai iniziata e, nel 2013, il governo stabilì in maniera irrevocabile che lo stabile dovesse essere abbattuto al più presto. Ma il centro Ataturk non era soltanto un mero luogo di carattere prettamente legato alle arti sceniche.

Le proteste e l’amor patrio turco

Infatti, il centro, così come la piazza su cui era situato, sono stati protagonisti delle rivolte popolari, portate avanti da oppositori del “regime” di Recep Tayyip Erdogan, da studenti e da lavoratori. Si ricorda, infatti, che proprio a piazza Taksim e nei pressi del vicino Gezi Park, il 30 maggio del 2013, erano iniziate le rivolte popolari contro il governo di Erdogan, reo di aver soppresso progressivamente la libertà di parola e di stampa all’interno della penisola anatolica, nonché colpevole di voler costruire un nuovo centro commerciale sull’area su cui ancora oggi sorge il Gezi Park.

Famosa è la protesta pacifica degli studenti che, emulando il gesto di un uomo nella piazza, hanno iniziato ad osservare in silenzio il volto dell’eroe nazionale Ataturk esposto sulla facciata del centro culturale omonimo.

La situazione attuale nella città turca

In questo momento, l’area è delimitata da un cordone umano di poliziotti che impediscono ai civili l’accesso all’area della demolizione.

I mitra ben in vista lasciano presagire che qualunque azione sovversiva verrebbe repressa con l’uso della forza. Secondo le dichiarazioni governative, sulle ceneri del centro culturale Ataturk sorgeranno una nuova moschea ed un nuovo teatro dell’opera, come previsto dal piano di modernizzazione e sviluppo varato nel 2013 dalla ministero delle infrastrutture turco.

Il pensiero comune è di totale sdegno, i cittadini si sono visti privare di un simbolo emblematico dell’amore patriottico insito nei cuori dei turchi ed, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali, ciò non ha fatto altro che aumentare l’ostilità del popolo nei confronti del presidente Erdogan, il quale, ormai sicuro della vittoria, ha iniziato ad accentrare il potere nelle proprie mani, trasformando di fatto la Turchia da Paese democratico a Paese con regime semi-dittatoriale/oligarchico.

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