Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha iniziato ieri la sua visita ufficiale di quattro giorni nel Regno Unito (peraltro definita come “viaggio di lavoro”, non visita di Stato). Le autorità britanniche, il primo ministro Theresa May in testa, si augurano che lo sforzo non indifferente messo in campo per accogliere l'illustre ospite non sia messo a repentaglio da qualche improvvida uscita dell'inquilino della Casa Bianca.

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Al momento l'impressione è che si tratti di speranze mal riposte. Come riporta il Guardian, sono infatti di queste ultime ore due dichiarazioni del quarantacinquesimo inquilino della Casa Bianca che non pare esagerato definire contundenti. In una ha affermato che la "soft Brexit" disegnata da Theresa May potrebbe "ammazzare" ("kill") un accordo commerciale tra Regno Unito e Stati Uniti. Nell'altra "The Donald" ha tessuto le lodi dell'ex titolare del Foreign Office, Boris Johnson, come futuro primo ministro della Gran Bretagna.

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Una dura prova per l'apparato di sicurezza

A parte tutte le ovvie considerazioni politiche, la visita sta mettendo a dura prova l'apparato di sicurezza britannico. Si stima che la spesa per il dispiegamento delle forze di polizia si aggirerà come minimo sui 12 milioni di sterline. Migliaia di poliziotti si sono visti sospendere le licenze e la visita di Trump si aggiunge alle preoccupazioni per eventuali intemperanze dei tifosi di calcio dopo l'eliminazione dell'Inghilterra dai Campionati del Mondo. Molti poliziotti dovranno sostenere turni di lavoro di dodici ore filate.

Il canto delle sirene

La visita di Trump è andata a incastrarsi tra una riunione dei vertici Nato, in cui Trump ha caldamente ammonito i partner europei a spendere di più nella difesa (facendo perfino balenare la possibilità di un ritiro unilaterale degli Stati Uniti in caso contrario), e un incontro a Helsinki con Vladimir Putin. Alcuni commentatori, per esempio Owen Jones sul The Guardian, ritengono che Theresa May riponga molte speranze sul fatto che il benvenuto riservato a Trump riesca a mantenere il Presidente degli Stati Uniti concentrato sui suoi doveri di guida dell'Alleanza Atlantica.

Insomma, il solenne benvenuto sarebbe una sorta di canto delle sirene per distogliere Trump dagli incantesimi di Vladimir Putin e dalle forti spinte isolazioniste della sua base elettorale conservatrice.

È indubbio che sia Theresa May che il suo nuovo ministro degli Esteri, Jeremy Hunt (succeduto a Boris Johnson), su questa visita abbiano investito parecchio, politicamente parlando. Prima dell'arrivo del presidente degli Stati Uniti, il primo ministro non ha lesinato buone parole a proposito della relazione transatlantica con Washington, ma ha anche evitato accuratamente di citare il nome di Donald Trump.

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“Non c'è alleanza più forte della nostra relazione speciale con gli Stati Uniti e non ce ne sarà un'altra più importante negli anni a venire”, ha detto la May.

Melania e la folla

Va notato che la visita è stata pianificata in modo da evitare per quanto possibile che il presidente venga a trovarsi faccia a faccia con i suoi contestatori, che da questa parte dell'Atlantico non sono pochi. Probabilmente il compito di affrontare la prevalente ostilità della pubblica opinione britannica sarà affidato alla first lady, Melania Trump.

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Ci si aspettano grandi folle a Londra, oggi, allorché verrà fatto volteggiare sopra Westminster il grande pallone aerostatico che rappresenta Donald Trump come un infante vestito solo di un pannolino e con un telefono in mano.

Contestatori, ma anche no

Peraltro, com'è naturale, non tutti sono contrari a questa visita. Alcuni parlamentari hanno espresso un'opinione favorevole. Il think tank di destra Bow Group ha perfino organizzato un evento di benvenuto a Westminster, anche se il presidente non si avvicinerà granché al Parlamento, dato che sarà ospite dell'ambasciata americana, che sta a sei chilometri e mezzo di distanza. Il deputato conservatore Daniel Kawczynski, che prenderà parte all'evento assieme, tra gli altri, a Nigel Farage, ha detto che la manifestazione di sostegno a Trump farà da contraltare a una denigrazione “molto facile e molto populista”.

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