Il vicepremier Matteo Salvini continua imperterrito nella sua battaglia contro i migranti, scegliendo di firmare una nuova direttiva volta a modificare le modalità di accoglienza di chi giunge nel nostro Paese. Nel frattempo, ha avviato la stesura di un decreto che spera possa essere attuato entro la fine dell'estate.

Salvini taglia i fondi per gli immigrati

Con la firma di Matteo Salvini della direttiva si è andato a modulare l'iter di accoglienza dei migranti, con l'obiettivo ultimo di contenere i costi che l'Italia si trova a sostenere.

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Alla base del nuovo modello, vi è la volontà di offrire servizi diversi a seconda delle tipologie di accoglienza che si mettono in atto. Il vicepremier ha, infatti, autorizzato l'erogazione dei servizi assistenziali di prima accoglienza a chiunque giunga nel nostro Paese, ma le operazioni volte all'inclusione sociale saranno riservate unicamente a chi è beneficiari di forme di protezione. Per questo motivo, l'aiuto a trovare un'abitazione, l'accesso ai corsi di italiano e di formazione e altri servizi di pari entità saranno destinati unicamente a chi fugge da situazioni di torture o di guerra, accuratamente verificate dallo Stato.

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Ogni singola prestazione erogata sarà dunque diversificata e adattata alla tipologia di accoglienza, riuscendo in questo modo a razionalizzare la spesa uniformando l'Italia al modello comunitario.

Il contropiano di Matteo Salvini

Accanto alla direttiva firmata nella giornata di lunedì 23 Luglio 2018, Matteo Salvini ha reso noto che i tecnici del Palazzo del Viminale hanno avviato la stesura di un nuovo decreto, il quale conterrà i due punti cardine presentati dal vicepremier: da un lato c'è la volontà di abolire la protezione umanitaria e dall'altro quella di istituire un Cie in ciascuna regione.

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Politica Matteo Salvini

Alla base vi è il categorico rifiuto da parte del Governo di accettare gli stanziamenti erogabili dall'Unione Europea nei confronti del nostro Paese per l'accoglienza dei migranti: ''Se vogliono dare soldi a qualcun altro lo facciano, l'Italia non ha bisogno di elemosina'', ha detto Salvini bocciando la proposta della Commissione Europea. Si parlava, infatti, di 6mila euro per ciascun migrante accolto, considerati troppo pochi in quanto, complessivamente, il servizio di accoglienza grava sulle casse statali per un ammontare di 40-50mila euro.

Per questo motivo, il Governo ha lasciato intendere di non voler più contare sull'aiuto europeo per quel che concerne la situazione immigrazione, presentando un contropiano che spera possa essere approvato entro la fine dell'estate.

Cosa cambierà con il contropiano di Salvini

Andando a riprendere un vecchio orientamento del centrodestra, Salvini dovrebbe riproporre, nel decreto del Viminale, in primis l'abolizione della protezione umanitaria.

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Questa fu introdotta al termine del primo governo Prodi, nel luglio 1998, ed è volta a concedere il permesso di soggiorno a chi ne fa richiesta, nei casi previsti dal decreto. In particolar modo, la questura è autorizzata a rilasciarlo nel caso in cui: sono presenti ''seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano''; sono in corso conflitti o disastri naturali; il migrante è vittima di sfruttamento o persecuzione.

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In merito a ciò, il vicepremier aveva già chiesto il 4 luglio di ridurre il riconoscimento della protezione internazionale, ma non gli è sembrato sufficiente. Così è passato direttamente alla stesura del decreto, promuovendone l'abolizione: ''La prima cosa è togliere la protezione umanitaria perché esiste solo in Italia'', ha dichiarato. Accanto a tale mossa, Matteo Salvini ha proposto un ulteriore intervento che riguarda ciascuna regione d'Italia; l'esponente leghista ha, infatti, avanzato l'idea di istituire i Cie (Centri di identificazione ed espulsione). Attualmente ne sono presenti 5 (Roma, Bari, Caltanissetta, Torino e Trapani), ma sono considerati insufficienti visto il gran numero di migranti che regolarmente giunge sulle coste italiane. Per l'attuazione di tale parte del piano, però, il Governo dovrà ricevere il benestare di tutti i governatori di regione e dei sindaci, cosa non facile da ottenere.

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