Il reddito di cittadinanza rappresenta il punto centrale del programma elettorale del Movimento 5 Stelle, una forma di sostegno irrinunciabile nella manovra di questo autunno.

Manovra: M5S minaccia il ministro Tria

«O trova i dieci miliardi per il reddito di cittadinanza o via»: è questa la frase pronunciata da uno dei due vicepremier, Luigi Di Maio, in difesa del reddito di cittadinanza, che il portabandiera pentastellato vuole a tutti i costi nella manovra economica autunnale.

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Le spese appena rivendicate dal ministro del Lavoro, delle Politiche sociali e dello sviluppo economico servirebbero per far partire centri per l'impiego e pensione di cittadinanza da gennaio, per poi dare inizio all'erogazione della misura (il reddito di cittadinanza) da maggio, il cui costo sarebbe stimato in circa 5/6 miliardi di euro per gli otto mesi del 2019.

La frase appena citata potrebbe sembrare una minaccia nei confronti del titolare all'Economia, ma potrebbe essere servita anche a correggere il tiro, a equilibrare un asse che stava sempre più prendendo verso l'altro vicepremier, Matteo Salvini, nonché titolare del Viminale.

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Potrebbe essersi ingaggiato uno scontro tra i due ministri e lo stesso responsabile di via XX settembre, il quale deve costituire una sorta di garanzia per il sistema Italia e per il suo equilibrio complessivo nel mantenere la propria posizione all'interno dell'Unione europea (in caso di mancato rispetto dei criteri di convergenza di Maastricht, infatti, si aprirebbe quasi certamente una procedura d'infrazione da parte della Commissione europea, che di certo non farebbe bene al nostro Paese).

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Il ministro sarebbe orientato a non superare l'asticella dell'1,6%, con una flessibilità pari a 12,6 miliardi di euro, appena sufficienti per disinnescare le clausole di salvaguardia e per scongiurare un possibile aumento dell'Iva.

Manovra, Tria: possibili dimissioni?

Secondo alcune fonti parlamentari, sebbene non ancora confermate, il ministro Tria avrebbe fatto sapere che, qualora le tensioni e gli strappi fossero continuati all'interno della maggioranza, avrebbe sicuramente preso in considerazione l'ipotesi delle dimissioni.

Fonti del Ministero dell'Economia e delle finanze tendono però a puntualizzare che tali indiscrezioni sulle possibili dimissioni del ministro sono prive di qualsiasi fondamento, invitando chiunque a diffidare da esse.

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