Il 2018 è stato un anno in cui il Partito Democratico ha dovuto leccarsi le ferite. Il grande fronte dei 'dem' italiani ha dovuto fare i conti con un risultato elettorale che neanche la più negativa delle previsioni avrebbe potuto anticipare, soprattutto dopo che Matteo Renzi era riuscito a portarlo sopra il 40% grazie alla sua campagna da "rottamatore". Finito l'elettroshock iniziale portato dal Sindaco di Firenze, si è avuta un caduta verticale e quasi inesorabile passata per il famigerato referendum che ha visto chiudersi l'esperienza da premier dell'attuale senatore.

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Proprio la sua figura continua ad essere un argomento chiave nel dibattito che alimenta la ricostruzione del Pd, nel senso che in molti sostengono che bisognerebbe dettare una linea di discontinuità dal suo modus operandi. Un pensiero a cui allinea una militante di lungo corso della 'sinistra' italiana e che risponde al nome di Rosy Bindi. Intervistata da Repubblica, pur senza alzare i toni, ha inteso dire la sua su quello che è stato il mandato di Renzi al timone del Partito Democratico.

Renziani con Zingaretti

L'elezione della nuova guida del Partito Democratico rappresenterà per forza di cose un momento chiave per delineare i nuovi scenari.

Tuttavia, secondo Rosy Bindi, pur essendo quella di Zingaretti la proposta più credibile, occorre sottolineare alcuni aspetti. Quelli affermati dalla parlamentare riguardano la condivisione, con l'attuale governatore del Lazio, della necessità di tracciare una linea di discontinuità con il passato. Quasi superfluo sottolineare come "passato" faccia rima con Matteo Renzi. Un'intenzione che, però, non apparirebbe confermata dagli uomini che fanno parte della linea Zingaretti: ossia Franceschini, Paola De Micheli, Piero Fassino e Stefano Bonaccini. Tutti nomi che possono essere annoverati come facenti parte di quella che è l'ala renziana.

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Critiche al Pd e a Renzi

Un attacco, seppur senza urla, che si può tranquillamente definire frontale. Perché manifesta i propri dubbi sul futuro più credibile rappresentato da Zingaretti e soprattutto torna a mettere in evidenza quelli che sarebbero stati i peccati di Matteo Renzi. L'operazione compiuta dall'ex sindaco di Firenze sui 'dem' viene definita dalla Bindi "mutazione renziana". La più grave colpa del PD sarebbe stata quella di aver progettato una riforma del partito e delle sue politiche che è stata distratta, al punto da non scongiurare l'esplosione di populismi che, seppur taciti, erano già presenti prima.

Particolarmente significativo è il passaggio in cui l'intervistatore chiede alla Bindi se il 4 marzo sia stato colpa di Renzi: "Soprattutto, ma non solo" ha risposto.