A Montecitorio è cominciata nella giornata di oggi la discussione su quello che è il provvedimento simbolo della Lega, la legittima difesa. Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, si è trattenuto alla Camera solo il tempo necessario per veder partire i lavori per poi rientrare al Viminale. Il disegno di legge era stato approvato dal Senato lo scorso 24 ottobre grazie ai voti favorevoli della maggioranza, di Forza Italia e Fratelli d'Italia.

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L'approvazione definitiva della legge, che avverrà domani 6 marzo, è stata facilitata dall'assenza di 32 deputati del Movimento Cinque Stelle in segno di polemica.

Il dossier della grillina Rina De Lorenzo

Un dossier di circa una decina di pagine, firmata dalla deputata pentastellata Rina De Lorenzo, nel quale si prende visione delle criticità contenute nella proposta di legge del Carroccio sulla legittima difesa sta circolando da giorni tra i componenti del movimento capeggiato da Luigi Di Maio, alcuni dei quali hanno apertamente espresso il proprio dissenso.

La deputata De Lorenzo mette in discussione l'articolo 1 contenuto nell'emendamento, per il quale sussiste sempre il rapporto di proporzionalità tra la difesa e l'offesa.

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E proprio su questo punto, la grillina ribadisce che l'approvazione del suddetto provvedimento legittima ogni reazione difensiva, anche se sproporzionata, "Viola il principio di uguaglianza, dato che verrebbero trattati in ugual modo fatti difensivi diversi".

Grave turbamento e liquidazione delle spese

"La legge non prevede la punibilità per chi avrà agito per la salvaguardia della propria o altrui incolumità in condizione di grave turbamento, quale conseguenza della situazione pericolosa in atto".

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Tale è l'articolo 2 che la deputata a cui la De Lorenzo non risparmia critiche e neppure all'articolo 8 riguardante la "Liquidazione delle spese per la difesa di persona nei cui confronti è emesso un provvedimento di archiviazione o sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento nel caso di legittima difesa".

Conseguenza, per la deputata, "Sono le spese che lo Stato dovrà accollarsi per sostenere colui al quale viene riconosciuta la scriminante della legittima difesa e non a chi viene riconosciuto lo stato di necessità o l'uso legittimo delle armi". Anche in questo caso, "Ne deriverebbe una violazione del principio di uguaglianza tra la discriminante della legittima difesa e le altre".

L'opposizione dei magistrati

Persino la magistratura lascia trapelare il proprio malcontento a partire dalla segretaria di Magistratura democratica, Maria Rosaria Guglielmi, la quale ha dichiarato che solo la magistratura può e deve decidere sulla durata la modalità della pena. Una critica, questa, appoggiata anche da Francesco Minisci, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, in occasione della visita del ministro dell'Interno al detenuto Angelo Peveri, l'imprenditore condannato con l'accusa di tentato omicidio ai danni di un ladro.

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