Le dimissioni dell’ormai ex Presidente della regione umbria, Catiuscia Marini, arrivate nella serata di ieri, 16 aprile, dopo giorni di discussioni e tensioni all’interno del Pd, non hanno assolutamente contribuito a calmare le acque nel Nazareno. La Marini, con una intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero, ha lasciato chiaramente intendere, senza troppi peli sulla lingua, che forse il suo passo indietro non sarebbe stato richiesto se fosse stata un uomo. Una accusa di discriminazione di genere che risulta ancor più grave perché rivolta proprio contro il partito che, da sempre, si vanta di essere il più strenuo difensore della parità tra le rappresentanti del gentil sesso e i maschietti.

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L’ex parlamentare europea ha anche avvertito i suoi ‘compagni’ che non ha nessuna intenzione di fare la fine di ignazio marino, l’ex sindaco di Roma scaricato brutalmente dalla segreteria di Matteo Renzi. Stavolta il numero uno del partito è Nicola Zingaretti, verso il quale la Marini rivolge l’accusa di comportarsi come il suo predecessore.

L’intervista della Marini a Il Messaggero: ‘Pd non può essere giustizialista come il M5S’

L’inchiesta sulla Sanità umbra, che ha portato alla decapitazione dei vertici del Pd in Regione, sta lasciando diversi strascichi dietro di sé.

Catiuscia Marini, che ha retto alle pressioni fino a ieri pomeriggio, alla fine ha deciso di consegnare le sue dimissioni da Presidente della Regione. Non senza però un codazzo infinito di polemiche nei confronti di quello che è ancora il suo partito e, soprattutto, verso il nuovo segretario Nicola Zingaretti, accusato in pratica di non avere gli attributi e di averla discriminata in quanto donna. Al giornale romano per prima cosa la Marini ha voluto sottolineare che “il Pd non può essere così giustizialista per inseguire il M5S”, visto che lei è stata ‘costretta’ all’addio senza nemmeno essere stata rinviata a giudizio. Insomma, la sua paura più grande è quella di diventare “l’Ignazio Marino di Zingaretti”, ovvero il capro espiatorio delle colpe del partito.

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Il dubbio: ‘Se fossi stata un uomo Zingaretti si sarebbe comportato così?’

Detto questo, Catiuscia Marini rivela di essere divorata da un dubbio. “Se fossi stato un presidente uomo il mio partito si sarebbe comportato alla stessa maniera?”, si chiede infatti retoricamente l’ormai ex governatrice dell’Umbria. La Marini parla di un clima da “gogna continua” che l’avrebbe letteralmente costretta alle dimissioni, nonostante lei si ritenga assolutamente innocente ed estranea ai fatti contestati dai magistrati.

Anche se non si sente scaricata dal suo partito, imputa al Pd il troppo “giustizialismo” in stile M5S e si dice “perplessa” dall’atteggiamento tenuto da Nicola Zingaretti al quale chiede indirettamente se si sarebbe comportato così se lei fosse stata un uomo. Insomma, al Nazareno si respira un clima che non le piace affatto e la sua speranza è quella di non finire come Ignazio Marino, scaricato immediatamente da Matteo Renzi e Matteo Orfini, salvo poi venire assolto nei giorni scorsi.