Si svolge a Bologna in questo weekend del 6 e 7 aprile l'assemblea congressuale nazionale "Noi per ricostruire" di Articolo Uno - MDP e nel corso della plenaria del sabato pomeriggio era particolarmente atteso l'intervento di Massimo D'Alema, ex Presidente del Consiglio e uno dei leader più longevi del centrosinistra italiano. Vediamo le parti salienti di quello che ha detto.

D'Alema a tutto tondo sulla sinistra in Italia e in Europa

Massimo D'Alema ha esordito dicendo "Mi sento più che mai parte di questa comunità di Articolo Uno.

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Con un certo ritardo la nostra impresa Politica si rimette in movimento dopo l'avvio difficile e dopo la presa d'atto che nell'esperienza di Liberi e Uguali convergevano ipotesi troppo diverse e che quindi difficilmente poteva trasformarsi in una formazione politica coerente. Noi siamo una forza piccola ma non di testimonianza: vogliamo contribuire a costruire una sinistra di governo che torni a vincere e a governare l'Italia".

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L'ex premier ha poi proseguito: "Le elezioni europee sono da questo punto di vista un momento di verità: chi si riconosce nella sinistra alternativa si presenta in tale forma, chi sente di essere verde si presenta coi Verdi, mentre noi siamo per il socialismo europeo e per il riformismo, che pur nelle difficoltà è la forza principale della sinistra in questo Continente. L'opera di ricostruzione a cui vogliamo contribuire non è semplice, ci deve essere la coscienza di un tempo che non sarà breve.

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Politica Pd

La sconfitta che abbiamo avuto trascende i confini italiani, malgrado da noi sia stata particolarmente rovinosa. Ora guardiamo al futuro. Sarà un processo lungo perché va ricostruito un rapporto con la società e una rappresentanza del mondo del lavoro e dei più deboli. La cultura fondativa del Pd non ha retto alla grande crisi economica che ha spazzato via una lettura ottimistica della globalizzazione".

D'Alema ha poi proseguito: "Siamo alle prese della necessità di una ricostruzione che necessità di idee nuove e di una generazione che si renda protagonista. Bisogna forse guardare con più distacco alla scadenze politiche imminenti, il nostro è un impegno più a lungo termine che non si ferma certo alle Europee o alle amministrative, pur importanti. Le Europee sono naturalmente un passaggio da non mancare: apprezzo lo sforzo politico e umano unitario che stiamo facendo e il grande senso di responsabilità di cui stiamo dando prova come Articolo Uno.

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Guardiamo realisticamente a questo appuntamento: che cosa ci può dare? Se sarà possibile un qualche segnale di vita del centrosinistra in questo Paese, ma soprattutto l'obiettivo è quello di far sì che la forza dei socialisti europei resti determinante nel Parlamento europeo, pena un arretramento drammatico sul piano civile e ambientale. Inoltre deve crescere nel campo progressista che serve un radicale cambiamento.

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Noi siamo socialisti, ma nel campo socialista siamo fra quelli che dicono di cambiare strada e di mettere in campo una proposta nuova dell'Europa (...) E' la struttura dei trattati europei e anche l'architettura istituzionale che va cambiata, essa è stata costruita in un'epoca in cui si doveva frenare l'inflazione, oggi invece occorre rimettere in moto la crescita. Questa Europa oggi va cambiata".

D'Alema sulla possibile alleanza col PD per le Europee

D'Alema, parlando della possibilità di una lista unica col PD, ha affermato: "Come ha detto Speranza, per le elezioni europee va bene fare un 'gesto unilaterale' ma spero che ci sia un minimo di bilateralità, perché c'è bisogno di rendere visibile questa apertura a sinistra. Lo dico a Zingaretti, questa apertura sarebbe anche elettoralmente utile. Io non pretendo che il PD dica qualche parola sugli errori che ha fatto in questi anni, perché pare sia proibito, c'è una forma di auto-proibizione. Ma dovrebbero capire che qualche autocritica li renderebbe più credibili per i cittadini, non lo devono fare certo per far contento me. Il problema è riconquistare credibilità, ad esempio verso quegli operai che hanno visto intaccata la propria dignità dal Jobs Act. Quindi sui candidati occorre fare lo sforzo di trovare nuove personalità significative che siano riconoscibile. La sinistra in Europa che è davvero in campo è quella che è uscita dal vecchio paradigma di guardare al centro, sapendo invece ascoltare le istanze più radicali. In Portogallo i socialisti governano coi comunisti che vogliono uscire dalla Nato, in Spagna sono alleati con Podemos, perfino in America molti democratici si definiscono ormai socialisti: lo si potrà fare anche in Italia senza che per questo si indispettisca Calenda? Questo va fatto perché si sta radicalizzando la società, questo è il punto e la destra lo ha capito. Salvini questo sta facendo e non è certo moderato. Quindi è interesse anche del PD dare voce alle istanze più radicali".

Poi ha concluso: "Serve quindi avere dei candidati credibili che garantiscano di andare nel gruppo del PSE e che aderiscano a un manifesto per il rinnovamento e la riforma dell'Europa: in questo modo sarà possibile votare delle personalità nelle liste del PD. Così avremo un po' di passione e potremo fare una campagna elettorale che non sia svogliata e subita: questo gesto unilaterale cerchiamo di costruirlo nell'ambito di una battaglia politica possibile e non di una rinuncia. Questo va visto come un passaggio di un processo non breve, a cui daremo un contributo".

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