Ancora tante polemiche ruotano attorno al famigerato meccanismo della Quota 100 visto che, stando al parere di molti esponenti politici la misura potrebbe comportare una forte ripercussione sul rapporto deficit/Pil. Ad intervenire, è l'ex Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda secondo il quale, Quota 100 è un provvedimento che va cancellato.

Secondo Calenda, Quota 100 aumenta il debito

"Quota 100 va cancellata.

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E' un provvedimento che ha un debito implicito superiore ai 30 miliardi di euro che non ci possiamo permettere", ha detto. Dal canto suo, infatti, il sistema delle quote fortemente voluto dalla Lega manderebbe in pensione un numero decisamente inferiore di persone rispetto a quanto preventivato dall'esecutivo giallo-verde. Difatti, i 4,7 miliardi di euro messi a Bilancio non basterebbero a concedere il pensionamento anticipato ai 395 mila potenziali soggetti rientranti nelle recenti stime del Governo Conte. Stando a quanto riportato da "Lapresse", lo stesso Calenda, approdato a Vinitaly, ha affermato sotto i riflettori che le risorse finanziarie dovrebbero essere utilizzate per la formazione, per i giovani e per gli investimenti. "E' una grandissima responsabilità politica", ha aggiunto.

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Altre vie di uscita anticipata

Seppure la più gettonata sembrerebbe Quota 100, non tutti potrebbe scegliere la misura tanto cara alla Lega. Come riportato dal quotidiano economico "Il Sole 24 Ore", infatti, ci sarebbero altre vie di uscite: dal regime sperimentale donna a favore delle lavoratrici, all'Ape Sociale e al meccanismo della Quota 41 a favore dei lavoratori precoci.

Circa 10.898 persone, infatti, avrebbero scelto l'Opzione Donna per la quale il Governo ha esteso la sperimentazione fino al 31 dicembre 2019. Si tratta di coloro che hanno raggiunto almeno 58 anni di età anagrafica unitamente ai 35 anni di anzianità contributiva che nello stesso tempo dovranno accettare il ricalcolo dell'assegno previdenziale secondo il metodo contributivo.

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Pensioni

Altri 13.913, invece, sono i cosiddetti lavoratori precoci che potranno uscire dopo la maturazione di almeno 41 anni di contribuzione effettiva indipendentemente dall'età anagrafica.

La restante parte, è rappresentata da circa 9.603 che, invece, hanno scelto il pensionamento anticipato a partire dai 63 anni di età anagrafica accompagnati dai 36 anni di anzianità contributiva, i quali potranno beneficiare di un sussidio economico fino ad un massimo di 1.500 euro mensili che verrà erogato a carico delle casse statali fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

Delle domande presentate, circa 1.453 sarebbero quelle già accolte mentre altre 7.137 sono ancora in lavorazione.

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