Non è stato un incontro risolutivo quello avvenuto a ora di pranzo di oggi venerdi 19 luglio tra il premier Conte e il vice premier Di Maio. Sul tavolo le trattative riguardo alla Regionalizzazione della Scuola, proposta avanzata nel febbraio scorso dalle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che punterebbe alla riorganizzazione delle singole scuole in base alle effettive risorse di ciascuna regione. Polemicamente assente l'altro vice premier e ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Conte cauto, l'accordo arriverà ma il governo è in bilico

Al tavolo delle trattative erano presenti col premier e i vice premier anche il ministro degli affari regionali, la leghista Erika Stefani, il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti di area leghista, il ministro dell'Ambiente Sergio Costa di area Cinque Stelle, la leghista Alessandra Locatelli e il ministro per i Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro, del gruppo Cinque Stelle, convocati all'ultimo minuto dallo stesso Conte.

Il vice premier Salvini si era dimostrato favorevole già da febbraio all'accettazione della proposta ma ha visto l'immediata contrapposizione dell'altro vice premier Di Maio secondo il quale il decreto spaccherebbe l'Italia piuttosto che dare autonomia alla scuola. Sulla stessa linea dei Cinque Stelle la stragrande maggioranza degli insegnanti che pochi giorni dopo la proposta di legge si sono mossi lanciando una petizione on line che in pochissimo tempo ha raggiunto ventimila firme, tacciando oltre tutto di incostituzionalità le nuove disposizioni.

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Scuola Matteo Salvini

La riunione è durata poco meno di un'ora ma ha visto le parti troppo distanti per giungere ad una soluzione finale. L'unica decisione presa al termine dell'incontro è stata la soppressione dell'articolo 12, uno dei più discussi dei 56 proposti dalla Stefani, che verteva sulla assunzione diretta del personale scolastico su base regionale.

Salvini aveva già annunciato che non sarebbe stato presente all'incontro dichiarandosi indignato dall'atteggiamento dell'alleato di governo Di Maio che in poco tempo, oltre all'opposizione del grillino sulla riforma della giustizia, si è visto negare l'alleanza su altri aspetti della manovra.

'Un bambino in Italia non sceglie in quale regione nascere – ha spiegato Di Maio fuori da Montecitorio – dobbiamo garantire l'unità della scuola come l'unità nazionale. L'autonomia si deve fare ma non si deve fare male'.

Aria di crisi quindi per il governo giallo-verde coi vice premier che già da giorni non si rivolgerebbero la parola anche se Conte è convinto di aver fatto dei passi in avanti sul percorso dell'autonomia sicuro di essere sulla buona strada per portare il provvedimento in Consiglio dei Ministri.

Lunedi prossimo altro tentativo

Non è stato il primo tentativo di arrivare ad una soluzione che potesse accontentare tutti quella di questo pomeriggio e non sarà l'ultimo visto che l'accordo definitivo sembra ancora lontano.

Lunedi 22 luglio Conte dovrebbe proporre l'ennesimo tentativo per arrivare all'intesa anche sugli altri nodi che porterebbero all'autonomia scolastica passando per i temi delle risorse finanziarie e dei beni culturali.

'È un negoziato tra Stato e regioni – ha detto il premier – ci sta che non tutti abbiano tutto quello che hanno chiesto'. Toccherà vedere se Matteo Salvini continuerà sulla sua strada rifiutando ancora la discussione e mettendo ulteriormente in crisi l'accordo sempre più sottile tra Lega e Movimento Cinque Stelle.

Intanto si dichiara basito il presidente della regione Veneto Luca Zaia dopo l'ennesimo rinvio. 'Siamo di fronte alla politica del gambero - avrebbe dichiarato Zaia - ci sentiamo presi in giro'.

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