Matteo Bassetti torna a parlare di Coronavirus attraverso i microfoni di Radio Radio. Il direttore del reparto di Malattie Infettive del San Martino di Genova lo fa dal punto di vista di chi ogni giorno valuta l'evoluzione della pandemia da Sars-Cov2. Non può essere considerato un negazionista, perché per lui il virus esiste e va ancora fronteggiato mantenendo alta la guardia e proseguendo nel rispetto nelle note norme anti-contagio. Allo stesso modo invita a valutare con pragmatismo quella che è la situazione che si sta ponendo sotto i suoi occhi e di altri medici impegnati in prima linea.

Coronavirus: Bassetti contro il catastrofismo

Matteo Bassetti ha sottolineato come non intende giocare allo stesso gioco di quanti provano a terrorizzare la gente. Sottolinea come, a marzo e ad aprile, fosse proprio lui il primo a diffondere messaggi che raccontassero le difficoltà del momento. Oggi la situazione presente caratteristiche difformi da quelle di quel periodo. "Dobbiamo dire che la malattia è diversa e chi dice che non dobbiamo dirlo vuol dire che vuol fare della censura. Io sono per una comunicazione libera che è quella di dire come vanno le cose nei nostri ospedali". "Credo - ha proseguito - che ci stia stato da parte di qualcuno la voglia di coprire con del catastrofismo alcune decisioni.

Diversamente non riesco a comprendere".

Coronavirus: Bassetti spiega come andrebbe diramato il bollettino

Secondo Matteo Bassetti l'Italia stando un'immagine sbagliata di ciò che sta accadendo sul suo territorio. Un'immagine non fedele di ospedali, al momento, molto più vuoti rispetto a buona parte degli altri paesi.

"Continuiamo a piangerci addosso, questa è la realtà. Mentre all'esterno siamo colti come un paese che ha lavorato bene, isolato le persone e controllato i focolai"

L'infettivologo si è scagliato anche contro il bollettino quotidiano che, a suo avviso, non avrebbe alcuna rilevanza sotto il profilo medico scientifico.

"Dire 306 nuovi contagiati non ha alcun significato dal punto di vista medico. Dovremmo dire che 200 sono asintomatici, 80 stanno a casa in quarantena con lieve sintomatologia, 10 in ospedale a media intensità, 5 in elevata complessità e 4 intubati in terapia intensiva. Questo è il modo di fare una comunicazione corretta di come sta andando oggi il problema. Direi dei numeri così come vengono sparati non ha alcun significato, se non creare ansia e angoscia".

Non è mancata anche una stoccata a chi prende le decisioni. "C'è un gruppo di persone forte che ha quasi interesse a mantenere questo stato d'emergenza. Non mi faccia dire altro perché basta frequentare giornali, televisioni e social per rendersi conto che c'è una fazione molto forte a cui fa piacere mantenere lo stato d'emergenza".

Bassetti ha inoltre segnalato il rischio che, qualora dovesse profilarsi una nuova e reale situazione emergenziale, l'opinione pubblica non percepisca l'innalzamento della difficoltà del momento.

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