Massimo Galli torna a parlare di Coronavirus. Lo fa in una lunga intervista rilasciata a La Stampa. Il direttore del reparto di Malattie Infettive del Sacco di Milano ha fatto il punto su una situazione che, in Italia, risulta migliore di quella degli altri paesi. Tuttavia, non ha nascosto le insidie che potrebbero complicare sensibilmente la situazione.

Galli invita italiani a non distrarsi

La sua idea è che, al momento, l'Italia stia beneficiando degli effetti del lockdown. È, infatti, di dominio pubblico che le misure restrittive italiane nei periodi più duri della pandemia siano state molto più restrittive rispetto a quelle di altre realtà.

Quello che, nel recente passato, è stato un freno per la socialità e soprattutto l'economia, oggi consente una situazione privilegiata. "Ha - dice Galli in riferimento all'Italia - una posizione di vantaggio che, però, non si può perdere alla prima distrazione". La ricetta per evitare il peggio è ormai nota. "Vanno - specifica l'infettivologo - evitati gli assembramenti, pure allo stadio e anche all'aperto in caso di contatti ravvicinati è bene non dimenticare distanze e mascherine". Galli, in particolare, pone l'accento su una questione che rischia di passare sotto traccia rispetto a soggetti che avrebbero maggiore capacità di diffondere l'infezione. "Va ricordato il ruolo dei superdiffusori che sono uno su dieci contagiati e generano l'80% delle infezioni.

Per questo gli assembramenti sono pericolosi".

Coronavirus: per Galli ci sono fattori ancora poco conosciuti sulle morti

La situazione sanitaria, al momento, è sensibilmente lontana dalla drammaticità dei mesi di marzo ed aprile. Tuttavia, negli ultimi giorni non sono mancate le giornate in cui si è avuto un importante aumento di tamponi positivi.

Tra i dati comunicati c'è il fatto che l'età media degli infetti si sia sensibilmente abbassata. Una buona notizia se si considera che la Covid-19 diventa letale o comunque induce letalità soprattutto nei pazienti avanti negli anni. Tuttavia, a fronte dei dati statistici esistenti, c'è di fondo una scienza che sta ancora cercando di capire a fondo un virus definito come "nuovo".

"Su 100 contagiati - specifica Galli - il virus ne uccide tre o quattro, la gran parte ha un'infezione lieve e da recenti studi circa un terzo ha pochi o nessun sintomo".Ma è chiaro anche sulle vittime. La grande incidenza è su coloro che sono avanti negli anni, ma ci sono altre evidenze. Il riferimento, come lo stesso infettivologo precisa, va alle persone che definisce come "con fattori predisponenti su cui non c'è chiarezza". Circostanza scientifica che, a detta del medico, sarebbe bene che si continuasse ad usare le note norme anti-contagio.

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