Andrea Crisanti è preoccupato dall’andamento della curva in continuo aumento dei contagi da Coronavirus. Il professore di Microbiologia all’Università di Padova, ospite di Omnibus su La7, esprime la sua opinione sullo sviluppo della pandemia nel nostro Paese. E le sue conclusioni non sono affatto ottimistiche. Secondo Crisanti, infatti, l’aumento dei nuovi casi sarà “inevitabile”. E la colpa sarebbe da attribuire soprattutto al “collasso” del sistema dei tracciamenti dei contatti delle persone risultate positive al virus.

Andrea Crisanti ospite di Gaia Tortora a Omnibus

Nella puntata di Omnibus del 14 ottobre, la conduttrice sottolinea come la situazione attuale non sia affatto semplice e le prossime settimane saranno fondamentali per stabilire se il numero delle persone positive al coronavirus continuerà ad aumentare a questa velocità, oppure se si riuscirà a far abbassare la curva dei contagi e dei ricoveri in terapia intensiva.

“Insomma, non siamo messi bene”, chiosa Gaia Tortora. In merito al nuovo Dpcm varato dal governo, fa notare che al suo interno ci sono “molti consigli e raccomandazioni” per i cittadini. Poi, rivolta a Crisanti, riferisce di aver letto che il professore si è posto l’interrogativo sul perché il calcetto amatoriale sia vietato, mentre le società calcistiche di ogni livello possono continuare ad allenarsi e a disputare partite. “Ma siamo sicuri che basti aspettare due settimane per vedere se i nostri comportamenti incidono?”, domanda al professore.

Crisanti: ‘Situazione destinata a peggiorare’

“Assolutamente no, non siamo sicuri”, è la risposta secca e decisa di Crisanti. Anzi, come si legge nei numeri, la situazione è destinata a peggiorare, perché la dinamica dell’aumento dei casi nelle prossime due settimane in qualche modo è inevitabile.

Le misure prese adesso si faranno sentire tra due settimane”. Ma la cosa che lo preoccupa di più, prosegue il medico, “non sono tanto il numero dei casi che vediamo ogni giorno, ma sono altri numeri che ci danno un’idea della nostra capacità di risposta”. Crisanti cita l’esempio del Veneto, regione in cui lavora, dove nella giornata del 13 ottobre si sono registrati circa 350 casi di coronavirus, con 600 persone finite in isolamento.

Numeri che lo preoccupano perché, spiega, “ogni caso in genere ha circa 10-15 contatti”. Quindi, ne deduce che, solo ieri, si sarebbero dovute isolare circa 5.000 persone, “ma ne abbiamo isolate solo il 5%”.

‘Collasso totale della capacità di fare tracciamento’

Tutto questo vuol dire, lancia l’allarme Crisanti, che “per ogni caso ci sono almeno 8-9 contatti che vanno in giro inconsapevoli”.

E, secondo lui, “sono questi i numeri che ci dicono quello che succederà in futuro. C’è il collasso totale della capacità di fare tracciamento. Questo è il vero problema che abbiamo in questo momento”. Il professore chiarisce le sue parole ricordando che è stato speso più di un miliardo e mezzo di euro per le terapie intensive, ma questa è una battaglia che si vince sul territorio e nelle università, anche se non sarebbe stata fatta “nessuna delle due cose”. Poi, Crisanti conclude il suo intervento ricordando che il suo piano per potenziare la capacità di tracciamento “non è stato preso in considerazione e adesso ci mettiamo una pezza con questi test rapidi che hanno capacità inferiori e creeranno tanta confusione.

Il virus continuiamo ad inseguirlo, invece di anticiparlo”.

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