A Dimartedì si discute ovviamente anche dell’emergenza Coronavirus e del numero in aumento dei contagi. Nella puntata del 13 ottobre, il conduttore del talk show di La7, Giovanni Floris, invita a parlarne il politologo statunitense Edward Luttwak e i giornalisti italiani Concita De Gregorio, Pietro Senaldi e Giovanna Botteri. Ma è proprio tra il direttore di Libero e l’ex inviata Rai negli Usa e, fino al settembre scorso, in Cina, che esplode la polemica. Senaldi contesta infatti il numero reale dei morti per coronavirus in Cina fornito anche da Botteri.

Giovanna Botteri ospite di Dimartedì: ‘In Cina tracciamento sistematico asintomatici’

“Tutto ha un prezzo - dichiara Giovanna Botteri durante Dimartedì in merito alla pandemia di coronavirus - dicevamo prima che il numero dei contagiati adesso rispetto a marzo è dieci volte inferiore. Ma come dieci volte inferiore? - si meraviglia la giornalista - Dopo il lockdown, dopo tutte le precauzioni che prendiamo, dopo tutte le chiusure, solo dieci volte inferiore. Dovrebbe essere zero. Qualcosa non va. In Cina per esempio, e anche in Corea e in Giappone, c’è il tracciamento sistematico degli asintomatici. Cioè, il virus si combatte rendendolo visibile. È forte perché è invisibile, bisogna renderlo visibile”.

Le parole di Botteri fanno sussultare Senaldi

Il conduttore di Dimartedì le chiede allora un parere sulla attuale situazione in Cina. Botteri risponde specificando che i morti per coronavirus in totale non sono 3.000 ma 4.850. L’ex inviata a Pechino ricorda che si è aperta una aspra polemica sul numero effettivo delle persone contagiate e decedute in Cina, anche se lì “i morti vengono bruciati”.

Il numero ipotizzato di morti potrebbe essere invece “quattro volte superiore”. Si parla di circa 16-17.000 morti, che comunque sono un numero...”. A quel punto il direttore di Libero giunge le mani di fronte al viso in aperto segno di dissenso. “Cosa c’è Senaldi?”, interviene allora Floris.

Monta la polemica a Dimartedì

“Io credo che 16-17.000 morti in Cina, che ha più di un miliardo di persone, muoiano in una giornata”, afferma il giornalista. Senaldi ribadisce di non credere affatto che il “regime cinese si chiuda” solo per quella cifra di persone decedute che “sono i morti in una giornata”. A suo modo di vedere, infatti, “sarebbe come se l’Italia si chiudesse per mesi per 1.000 morti”. Ma Botteri replica dichiarando che “il regime ha chiuso e isolato. Lavora in un altro modo”. Nello stesso momento tira fuori dalla tasca il suo smartphone: “Senza la app (per i tracciamenti ndr) non si entra da nessuna parte”. Poi, conclude il suo intervento a Dimartedì ricordando che il regime cinese ha isolato la città di Wuhan e la provincia del Wubei, con i loro 60 milioni di abitanti, adottando un “sistema durissimo che evidentemente non è esportabile”.

“Ma quello è un sistema autoritario, come si fa a paragonarlo”, obietta Concita De Gregorio. “Il problema è: questo sistema ha funzionato?”, ribatte però la collega fornendo subito una risposta affermativa.

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