Il bollettino dei casi di coronavirus ormai parla chiaro. Il Sars-Cov2 corre veloce tra la popolazione. Il governo sta lavorando ad un nuovo Dpcm che potrebbe arrivare entro il fine settimana e che porterà a nuove restrizioni. Si comincia a parlare di chiusure anticipate per i locali e addirittura di un possibile coprifuoco. L'obiettivo è frenare l'escalation di contagi in maniera tale che non si arrivi ad una saturazione della ricettività ospedaliera e delle terapie intensive. Ad oggi la stragrande maggioranza degli infetti sono asintomatici, ma più il virus corre, più si alza il rischio che possa arrivare a girare tra le categorie più fragili.

Dcpm: parrucchieri e centri estetici potrebbero restare fuori dai provvedimenti

La necessità è quella di evitare che si arrivi a giorni di paure ed ansia come quelli vissuti a marzo ed aprile. Nel nuovo Dpcm si sta lavorando alla proroga della cassa integrazione e a nuove disposizione per lo smart working nella pubblica amministrazione. Secondo le indiscrezioni rivelate da Repubblica non si dovrebbe arrivare alle chiusure di parrucchieri e centri estetici. Si sta, però, studiando l'ipotesi di una chiusura anticipata dei locali e di un coprifuoco notturno.

Nuovo Dpcm: Vespa svela i costi delle chiusure di bar e ristoranti

Nel suo editoriale apparso su quotidiano.net Bruno Vespa ha voluto sottolineare come questo dovrebbe essere il momento dove poter provare a vivere una vita normale.

Gli unici filtri di vitale importanza dovrebbero essere: l'utilizzo della mascherina, il distanziamento sociale e l'igienizzazione delle mani.

A ciò ha aggiunto la consapevolezza che aver superato i 10.000 casi quotidiani dovrebbe essere un allarme da valutare, ma senza isterismi. "Il delirio di allarmismo - ha detto il conduttore di Porta a Porta - rischia di inginocchiare il Paese senza che ve siano i presupposti".

"Chiudere alle 22 bar e ristoranti - ha puntualizzato - è una sciocchezza, visto che già la chiusura a mezzanotte costa 300 milioni al mese". "A meno che - ha evidenziato Vespa - non si riconosca che è una sciocchezza resa indispensabile dalla mancanza di controlli".

Nell'editoriale, Vespa sottolinea come non vedrebbe di buon occhio l'ipotesi della didattica a distanza.

Si tratterebbe di una scelta che metterebbe a nudo eventuali differenze sociali tra i ragazzi, specie quelli che vivono in case piccole o non hanno a disposizione un pc. Secondo il giornalista il vero investimento andrebbe fatto sui trasporti, magari chiedendo ai privati di noleggiare i loro mezzi. E sulle risorse chiosa "A debito, ma sarebbe un debito santo…".

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