Il nuovo Dpcm del governo presieduto da Giuseppe Conte è realtà. Piaccia o no, dal 14 ottobre gli italiani avranno nuove norme da rispettare. La firma del presidente del Consiglio e del ministro della Salute Roberto Speranza è arrivata nella notte tra lunedì e martedì. L'obiettivo è contrastare la crescita dei contagi in maniera tale che l'alto numero di asintomatici non contribuisca ad alimentare la diffusione delle Sars-Cov2 in categorie più fragili con conseguente sovraccarico del sistema sanitario e dei posti di terapia intensiva. Le restrizioni, ovviamente, dividono. C'è chi le ritiene indispensabili e chi considera i provvedimenti governativi una sorta di "dittatura sanitaria".

In tal senso risulta significativa l'ironia con cui Franco Bechis racconta di essere corso a trovare sua madre in vista di una possibile nuova chiusura dei confini regionali. Il direttore de Il Tempo ha il sospetto che le Regioni potrebbero disporre la chiusura dei loro confini, rendendo necessarie giustificazioni per eventuali spostamenti tra un territorio e l'altro.

Nuovo Dpcm: si vogliono evitare lockdown anche locali

Gli italiani conoscevano da tempo buona parte delle norme che avrebbero contraddistinto il nuovo Dcpm. Si sapeva che si sarebbe lavorato affinché si arrivasse a determinare restrizioni finalizzate a evitare il più possibile gli assembramenti. In particolare erano finite sotto la lente delle autorità deputate a decidere quelli notturni dei giovani.

Non è un caso che si sia scelto di predisporre la chiusura dei locali alle 24 e il divieto di somministrare alcol a persone non sedute ai tavoli dopo le 21. Provvedimenti a cui si aggiungono quelli relativi al divieto di organizzare feste e alla "forte raccomandazione" di evitare di ricevere persone in casa o comunque mai più di sei contemporaneamente.

Norme che non tutti hanno salutato con particolare soddisfazione, ma che nelle mire del governo mirano a scongiurarne altre più restrittive. Sebbene Conte abbia escluso la possibilità che possa esserci un lockdown generale, ha fatto capire che dove la situazione dei contagi dovesse peggiorare si potrebbe operare con zone rosse o chiusure circoscritte a precise zone.

Autocertificazione e chiusura regioni come spauracchio

Si tratta di misure nazionali che varranno per 30 giorni, entro i quali è difficile attendersi ulteriori normative a livello nazionale. Non è da escludere che siano, però, le regioni a disciplinare in maniera diversa le cose. In tal senso risulta significativo il video apparso su Il Tempo e che vede protagonista Franco Bechis. Il giornalista, poche ore prima che venisse firmato il nuovo Dcpm, avanzava il suo pensiero. "Ho un terribile sospetto e infatti sono andato subito a trovare mamma a Torino. Temo - ha detto - che questo non sarà possibile per lungo tempo". "Ci sono - ha rivelato - molte voci di chiusura dei confini regionali. Sicuramente la Campania è ad un passo dal farlo, ma a macchia di leopardo potrebbero farlo altre regioni".

E poi la chiosa menzionando uno dei simboli e spauracchi del lockdown della scorsa primavera."Se chiudono i confini regionali, tornano - ha detto Bechis - le autocertificazioni da incubo".

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