A partire dal 4 dicembre ci sarà un nuovo decreto firmato da Giuseppe Conte che disciplinerà i comportamenti che gli italiani dovranno avere per contenere la diffusione del contagio da Coronavirus. Un provvedimento, quello del governo, che potrebbe deludere quanti si aspettavano che i buoni segnali dalla curva del contagio potessero portare a riaperture più significative.

Per i giorni di festa, potrebbero essere fatte scelte che autorizzano a parlare di linea dura. In particolare potrebbe esserci un coprifuoco anticipato per il periodo delle festività natalizie, con deroghe speciali per la notte di Natale e Capodanno.

Date, per le quali, non si potrà immaginare alcun tipo di normalità mutuata dagli anni passati. Fatta eccezione per cenoni casalinghi, dove si consiglierà di non essere più di quattro o sei persone.

Poiché l'obiettivo è evitare, ad esempio, le fughe verso il Sud che si sono viste in altre circostanze, si inizia ad immaginare un divieto chiaro di spostamento tra una regione e l'altra. Qualche novità per i negozi e nessun allentamento sulle attività di ristorazione. Ma per capire cosa potrebbe accadere è meglio scendere nel dettaglio.

Dpcm: a dicembre coprifuoco anticipato con protocollo europeo?

Si sta, infatti, iniziando a ragionare sulla possibilità che dal 23 dicembre al 10 gennaio, il coprifuoco possa essere confermato alle 22 o addirittura anticipato alle 21.

Nei giorni precedenti, invece, considerata la probabile apertura dei negozi fino alle ore 22 per evitare assembramenti si potrebbe avere un posticipo (23 o 24).

Si ipotizza, tra l'altro, un protocollo europeo con Francia e Germania. Nel paese transalpino si fa strada l'ipotesi che il presidente francese Emmanuel Macron stia pensando dal 15 dicembre a un divieto di circolazione dopo le 21.

Possibile che, alla fine, si trovi un punto di incontro.

Per le notti di Natale e Capodanno, dopo la mezzanotte, potrebbero esserci delle deroghe. Ma niente notti bianche, come le si trascorreva negli anni passati. Potrà tornare a casa chi ha cenato al di fuori della propria abitazione o si è recato a Messa.

Nessuna regola imposta, invece, per cene e pranzi festivi casalinghi.

La Costituzione non lo permette, ma ci sarà una raccomandazione per la popolazione a non andare oltre le sei persone.

Riaperture bar, ristoranti e negozi: situazioni diverse

Niente da fare, invece, per le attività di ristorazione. Quelli in zona gialla continueranno a chiudere alle 18. In arancione e rosso resteranno chiusi. Il divieto per tutte e tre le zone riguarda la consumazione in loco, ma resta consentito l'asporto e la consegna a domicilio.

Per aprire, dunque, ai ristoratori non resta che confidare che il proprio territorio abbandoni i due peggiori livelli territoriali di rischio.

Occorre precisare che, al momento e fino al 3 dicembre, nulla può essere considerato una decisione ufficiale e che, per fortuna, in maniera omogenea l'Italia volge verso un quadro generale migliore.

Stesso discorso per i negozi non essenziali in zona rossa che potranno riaprire solo nel momento in cui diventerà arancione. Ma anche in questo caso i segnali autorizzano all'ottimismo. Nel discorso dovrebbe aggiungersi l'apertura dei centri commerciali nel fine settimana. Potrebbero essere diramate le linee guida per il contingentamento degli ingressi.

L'altro tema spinoso è quello degli spostamenti. Tutta Italia vivrà un divieto di mobilità interregionale nel periodo natalizio. Si valuta se dare possibilità di rientro a casa ai residenti.

Chi torna per le feste dall'estero, inoltre, dovrà sottoporsi a tampone e quarantena. La linea rigorosa, stando a quanto riporta il quotidiano, sembra ormai essere stata sposata anche da Conte.

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