3 dicembre. La data è cerchiata in rosso e rappresenta l'ultimo giorno in cui sarà in vigore l'attuale Dpcm, operativo dal 6 novembre. Si guarda con costanza all'andamento dell'epidemia, tenuto conto che ove si continuassero a palesare i segnali positivi diventerebbe concreta la possibilità di un allenamento delle restrizioni. E le voci, giorno dopo giorno, iniziano a farsi insistenti. Le indiscrezioni scandiscono il tempo che conduce alla data X e ogni giorno si fanno più insistenti. Lo si evince anche dalle ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che pur anticipando la necessità di un Natale sobrio non ha escluso allentamenti su base provinciale, ove la situazione fosse meno rischiosa di altri territori di regioni ritenute "zone rosse".

Tuttavia, l'obiettivo (o almeno la speranza) del governo è che per l'inizio dell'ultimo mese dell'anno tutto il Paese possa essere in fascia gialla o arancione.

Al di fuori delle zone rosse non è vietato circolare senza un'adeguata motivazione. E già questo, dove divenissero meno diffuse nel Paese, equivarrebbe ad un livello maggiore di libertà generale, senza dimenticare che già adesso dall'arancione in poi c'è l'autorizzazione per molti negozi al dettaglio ad aprire.

La grande novità potrebbe riguardare bar e ristoranti, oggi chiusi anche nel livello intermedio ( per l'appunto arancione), dove è consentito unicamente l'asporto e la consegna a domicilio. Si sta, infatti, ipotizzando una deroga che potrebbe coincidere con una successiva chiusura per il 21-22 dicembre, subito prima delle feste.

Ma per capire cosa può accadere bisogna andare per gradi, a partire dall'ultimo intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Coronavirus: nel nuovo Dpcm si va ancora verso divisione territoriale

Il presidente del Consiglio ha puntualizzato come, al momento, non c'è possibilità di prevedere in maniera dettagliata quella che sarà la situazione a Natale. L'unica certezza deriva dalla consapevolezza palesata dal premier secondo cui il ritorno ad una socialità intensa sarebbe praticamente sinonimo di "un innalzamento brusco della curva, in termini di decessi, stress sulle terapie intensive".

Non ci sarà dunque un "Liberi tutti", ma un "Natale sobrio". Ma questo, in attesa del 3 dicembre, può essere archiviato come un dato di fatto assodato.

La novità è che si potrebbe ricorrere in maniera più "massiva" ad interventi chirurgici e non estesi su una singola regione. Già oggi i distretti regionali sono classificati in base ai tre noti livelli di rischio (zona rossa, arancione o gialla).

Si va, da quello che si può evincere, verso la conferma del "meccanismo - come ricorda Conte - che consente sulla base di dati oggettivi, su richiesta del presidente della Regione, di fare differenziazioni". Facoltà, a dire il vero, poco utilizzata fino ad ora dai governatori.

In teoria, a dicembre, potrebbe divenire concreta l'ipotesi di un'Italia a macchia di leopardo in fatto di restrizioni. Così nello spazio di pochi chilometri, si potrebbero avere zone rosse, arancioni o gialle.

Semmai risulta, al momento, vivo un confronto tra Regioni e governo sul modo di classificare le regioni. Come è noto da una parte si chiede che i famosi 21 parametri di valutazione vengano ridotti a 5, ma a Roma non sono molto convinti. Questo potrebbe fare la differenza nel ritenere una regione gialla, rossa o arancione. Anche perché per Natale si sta lavorando affinché restino i divieti di spostamento da regioni ad alto rischio.

Riaperture potrebbero dipendere da eventuale diverso modo di catalogare le zone

Ricordando come, per il 3 dicembre, l'auspicio resti di avere un paese quanto più giallo e arancione possibile, si sta facendo strada l'ipotesi di una riapertura dei centri commerciali nel weekend.

Magari ampliando gli orari di apertura (stesso discorso per i negozi al dettaglio)in maniera tale da scaglionare gli accessi ed evitare gli affollamenti

Non è casuale il fatto che, al momento, gli allentamenti di cui si parla non riguardino le zone rosse. Per quelle arancioni e gialle, invece, si parla anche di un ritorno all'attività in loco di bar, ristoranti, pub, gelaterie, pasticcerie e quant'altro opera nello stesso settore. Nel primo caso (arancione) si ipotizza un'apertura inoltre fascia oraria limitata e per quelle in zona meno rischiosa (gialla) un prolungamento degli orari (oggi consentito dalle 5 alle 18).

Il coprifuoco potrebbe slittare alle 23 o alle 24 (oggi è alle 22). Resta, ovviamente, il divieto di assembramenti in strade o piazze.