Nel corso della trasmissione L'aria che tira il ristoratore Paolo Bianchini si è fatto portavoce del malcontento delle attività di ristorazione per le restrizioni attualmente in vigore. Tra gli ospiti del programma c'era anche Alessia Morani, deputata del Partito Democratico, che si è trovata a raccogliere lo sfogo di una categoria che ha patito più di altre gli effetti delle chiusure che afferiscono alla strategia di contenimento anti-Coronavirus.

Riaperture bar e ristoranti, il Dpcm ha paletti precisi

Ad oggi le attività di ristorazione, sebbene ci sia la divisione per zone, subiscono forti limitazioni alla possibilità di svolgere il proprio lavoro.

Come è noto nelle zone gialle possono operare in loco solo dalle 5 alle 18, per il resto l'unica possibilità di tenere aperta la propria attività è lavorare con l'asporto o la consegna a domicilio. I ristoratori, però, oltre a patire gli effetti di una situazione che in molti casi sta mettendo a dura prova la loro resistenza economica nonostante i ristori messi in campo dal governo, non sembrano essere convinti del fatto che i loro ambienti possano diventare occasione di contagio. A maggior ragione se ci sono da mettere in campo regole finalizzate a mantenere il distanziamento sociale e il divieto di assembramenti fuori e dentro i locali.

Lo sfogo del ristoratore a L'aria che tira

"Il protocollo - ha detto il ristoratore nel corso della trasmissione di La 7 - per la riapertura già esiste.

Il Cts ha già messo nero su bianco il 17 ottobre il modo con il quale dovevamo lavorare: ovvero distanziamento, mascherine e tracciamento dei clienti".

Paolo Bianchini ai microfoni ha, inoltre, sottolineato come l'evidenza dei fatti oggi avrebbe messo in rilievo "che non sono - ha detto - i bar e ristoranti che hanno fatto ripartire i contagi, ma i mezzi di trasporto con la forzatura della riaperture delle scuole".

Ad oggi le regole disposte dal Dpcm e le conseguenti divisioni del territorio per zone sono destinate a non cambiare fino al prossimo 5 marzo. L'unica possibilità che le attività di ristorazione tornino alla normalità è che la regione dove operano si trasformi in zona bianca. In quel caso verrebbero a decadere buona parte dei limiti. Il rovescio della medaglia è che quest'orizzonte positivo potrebbe tardare a lungo, se si considera che quasi tutte le regioni sono lontane dall'arrivare da avere meno di 50 casi settimanali di Covid per 100.000 abitanti.

"Dall'1 febbraio - ha detto Bianchini rivolgendosi alla Morani - o ci riaprite o inizia la disobbedienza civile. Noi siamo stufi, non abbiamo più la pazienza dei tavoli di governo che producono fuffa e attraverso i ristori, soprattutto, danno l'elemosina. Abbiamo perso migliaia di euro di fatturato e ci avete dato solo il 5%".

"La pazienza - ha proseguito - è finita e ora gli italiani hanno iniziato a capire che voi state producendo soltanto un effetto: far arrivare la ristorazione straniera industriale delle multinazionali e questo noi non ve lo permetteremo. Ci dovete spiegare la differenza tra prendere un caffè in tazza in autogrill piuttosto che un nostro bar chiuso dal 25 ottobre".

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