Quando tutti avevano pensato a un ritorno a una relativa calma per quanto riguarda la situazione in Iran dopo le proteste costate la vita a più di 30.000 persone, un dato la cui veridicità è stata confermata dallo stesso governo iraniano, che aveva negato fino a poche settimane prima tale numero parlando di 2000-3000 vittime. Gli USA guidati da Trump, alle prese con le proteste interne a causa degli ultimi fatti di cronaca di queste settimane, ovvero gli omicidi provocati dall’ICE, insieme ai contrasti con l’UE per la Groenlandia, riaccendono lo spettro di un intervento in Iran.

Il tycoon ha nuovamente ordinato alle forze militari statunitensi di dirigersi verso l’Iran. In pochi giorni o in poche ore la situazione potrebbe ritornare nuovamente ad un’apparente calma o precipitare.

Teheran mostra i muscoli

Le testate e i telegiornali internazionali di questi giorni, hanno mostrato il grande cartellone installato dalle autorità della Repubblica Islamica in un edificio della capitale Teheran che avverte gli USA, dichiarando la dura reazione in caso di attacco da parte dell’Iran. Anche la televisione di Stato iraniana ha mostrato i muscoli in questi giorni trasmettendo immagini di propaganda militarista. Tuttavia possibile scoprire tuttavia il doppio volto dell’Iran. Se da un lato il regime mostra la forza e minaccia Washington, dall’altra prende precauzioni per proteggere il capo di Stato, ovvero l’Ayatollah Khamenei, nascosto al sicuro in un sotterraneo della capitale.

Le critiche di Mosca

La Russia, alleato storico di Teheran, critica il possibile attacco di Washington, con il portavoce del Presidente della Federazione Russa Putin, Dimitrij Peskov che in un’intervista avverte Washington che un intervento USA contro l’Iran sconvolgerebbe i già delicati equilibri della regione. Tra la stessa opposizione iraniana emerge la critica del giornalista e dissidente in esilio Taghi Rahmani, la cui moglie è detenuta in carcere da più di un mese e in condizioni di salute precarie a causa delle botte ricevute durante le proteste. Secondo Rahmani il crollo del regime deve avvenire solo per mano del popolo. Il timore secondo il dissidente iraniano è che la repressione contro i civili iraniani da parte del regime, possa aumentare causando un bagno di sangue in reazione alla debolezza a cui sarebbe esposta la Repubblica Islamica in caso di attacco americano.

Gli interessi della Russia

L’Iran per Russia e Cina, secondo gli analisti, è un tassello fondamentale nella geopolitica regionale. Cina e Russia non forniscono supporto diretto all’Iran, ma le esercitazioni trilaterali tra i tre Stati sono frequenti, soprattutto nello stretto di Hormuz. Inoltre si è discusso del fatto che Teheran possa essere un possibile candidato dell’OTSC/CSTO, ovvero l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, l’alleanza militare formata dai Paesi ex-sovietici appartenenti alla CSI (Comunità degli Stati Indipendenti). Questa organizzazione, simile alla NATO, viene considerata (con differenze abbastanza evidenti) come l’equivalente eurasiatico dell’Alleanza Atlantica, un’alleanza militare che assicura a Mosca l’egemonia in Asia centrale, oltre che a possedere un solido spazio di sicurezza attorno ai suoi confini.

Nonostante ciò, l'equilibrio interno del CSTO secondo gli esperti è molto più fragile rispetto a quello della sua controparte atlantica (gli scontri di confine degli ultimi anni e le schermaglie tra Tagikistan e Kirghizistan ne sono un esempio) e inoltre i vincoli interni sono molto più malleabili della NATO. Basti pensare che poco prima dell’inizio del nuovo millennio la Georgia, nel 1999, e prima ancora il Turkmenistan, uscirono dal CSTO. L’Ucraina si distaccò dopo gli eventi dell’Euromaidan del 2014.

I legami con Pechino

Altro importante alleato iraniano è la Cina. Nel 2023 l’Iran è diventato membro a pieno titolo dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), nata nel 1996 da un numero ristretto di Stati (il gruppo dei cinque, tra cui la Russia) e ampliata nel corso del tempo.

È l’organizzazione a guida cinese che propone un’alleanza politica, economica, culturale e militare con i Paesi vicini. L’Iran ha proposto la creazione di una criptovaluta comune per promuovere i commerci con i Paesi della SCO e, con la sua posizione strategica, mira a diventare un punto nevralgico commerciale dell’Eurasia, diventando un ponte tra Asia Centrale, Medio Oriente e Oceano Indiano. Nello scorso anno le importazioni ed esportazioni tra i due Paesi hanno raggiunto un totale di 9,09 miliardi di dollari.