Le proteste in Iran, incominciate a fine 2025 e continuate anche nei primi giorni del 2026 a causa della crisi economica, della svalutazione del rial derivata dalla guerra dei dodici giorni dell’estate scorsa e dell’autoritarismo del governo (attualmente cessate anche per la feroce repressione da parte del regime), stanno infiammando il dibattito pubblico nel mondo e gli equilibri geopolitici internazionali. Il presidente statunitense Trump, fino a pochi giorni fa, era deciso a lanciare un attacco contro il Paese mediorientale nel caso in cui la repressione contro i manifestanti da parte del governo fosse continuata.
Numerose fonti hanno fornito proprie stime sul numero dei morti nelle proteste.
Un bagno di sangue di proporzioni spaventose
Il governo iraniano parla di 2.000–3.000 vittime, mentre l’organo di stampa dell’opposizione iraniana all’estero, Iran International, ha dichiarato e stimato circa 12.000–13.000 morti, definendo la mattanza scatenata dalle forze dell’ordine e dalle organizzazioni paramilitari del regime come il peggior massacro nella storia iraniana dal 1979 a oggi (anno della Rivoluzione islamica che mise fine al governo monarchico dello Shah Reza Pahlavi).
Il terzo fronte dell’opposizione iraniana: gli indipendentisti
Tra i vari fronti di protesta e di opposizione contro il regime degli Ayatollah non troviamo solo quello delle donne, dei monarchici o dei liberali, ma anche i movimenti indipendentisti.
Questi movimenti rappresentano alcune delle nazioni senza Stato ed etnie minoritarie che vivono nel Paese. In Iran, oltre all’etnia e nazionalità maggioritaria comunemente definita iraniana (o persiana), vivono numerose nazionalità e popolazioni minoritarie con usi, costumi e origini etniche diverse.Nonostante il tentativo di usare la religione di Stato (l’Islam sciita duodecimano) come elemento aggregante e collante identitario, i nazionalismi periferici non si sono mai placati nel corso di questi decenni, a causa delle continue discriminazioni e degli abusi perpetrati dal governo iraniano. Molte organizzazioni politiche e paramilitari, già in conflitto con il governo centrale da anni, hanno approfittato delle proteste contro la Repubblica islamica per aumentare la portata delle proprie rivendicazioni.
Dai curdi ai beluci agli azeri: gli attori della galassia indipendentista che lottano per l’autodeterminazione e la democrazia
I movimenti indipendentisti e autonomisti che hanno preso parte alle proteste sono quello curdo (nell’ovest del Paese, nel Kurdistan iraniano), quello dei beluci (nell’est del Paese, nella provincia del Sistan-Beluchistan) e quello degli azeri nel nord dell’Iran.Due di queste tre popolazioni, beluci e curdi, appartengono al grande ceppo dei popoli iranici (lo stesso dei persiani), mentre la minoranza azera è di origine mista turco-persiana. Gli azeri possiedono, tra l’altro, un proprio Stato, l’Azerbaijan. Lo stesso ayatollah Ali Khamenei, Guida suprema dell’Iran, appartiene all’etnia azera.Queste tre popolazioni sono protagoniste da decenni di insurrezioni, episodi di violenza e progetti separatisti contro il governo di Teheran, con l’obiettivo di perseguire l’autodeterminazione e la lotta contro il regime teocratico.
Si tratta di conflitti a bassa intensità (low level conflict), di seguito elencati:
- Insurrezione nella provincia del Sistan-Beluchistan: attiva dal 2004, con una situazione simile nelle aree a maggioranza beluci nel vicino Pakistan.
- Scontri tra il PDKI (Partito Democratico del Kurdistan Iraniano) e le IRGC (Guardie Rivoluzionarie Iraniane): dal 2016 a oggi.
- Irredentismo azero nel nord-ovest del Paese, con l’obiettivo di formare il “Grande Azerbaijan”: le prime richieste autonomistiche risalgono al 1979, mentre le spinte indipendentiste in chiave irredentista con il vicino Azerbaijan si sono intensificate negli anni 2000.
Le azioni dei Curdi durante queste settimane di proteste
Dall’inizio delle proteste in Iran, incominciate a fine dicembre 2025 e attive per tutte le prime due settimane di gennaio 2026, nelle regioni periferiche popolate dalle minoranze sopra citate si sono registrate manifestazioni contro il governo, che hanno chiesto, oltre alla fine del regime della Repubblica islamica e all’instaurazione di un governo democratico, anche istanze di indipendenza e autonomia.Nel Kurdistan iraniano, secondo il portavoce e attivista per i diritti umani del National Council of Resistance of Iran, Ali Safavi, intervistato da Fox News, la contea di Malekshāhi e la città di Abdanān sarebbero passate sotto il controllo dei manifestanti, diventando le prime e uniche città del Paese, al momento, a essere sfuggite al controllo statale.
Le forze dell’ordine iraniane, vista l’inferiorità numerica in termini di mezzi e uomini, si sarebbero ritirate da questi due territori, lasciando il controllo totale ai manifestanti.Le organizzazioni curde, come il PJAK (Kurdistan Free Life Party), si sono pronunciate a favore di un Iran democratico e decentralizzato più che di una totale indipendenza, esprimendo risentimento sia verso l’attuale governo teocratico sia nei confronti di un potenziale ritorno di un governo monarchico guidato dallo Shah ( in questo caso il figlio ed erede al trono Reza Pahlavi Ciro ) , giudicato anch’esso “autoritario”.
Gli omicidi dei nazionalisti balochi nell’est del Paese
Il 7 gennaio 2026, secondo il sito d’informazione azero Caliber.az , membri appartenenti all’organizzazione PPF (People’s Fighters Front), nata nel 2025 dalla fusione di diverse organizzazioni nazionaliste beluci , tra cui anche la Jaysh al-Adl (organizzazione indipendentista e jihadista responsabile negli scorsi anni di attentati e attacchi suicidi mortali e riconosciuta come organizzazione terroristica da Iran, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Cina e Russia), hanno assassinato a Iranshahr, nella provincia del Sistan-Beluchistan, il capo della polizia locale Mahmoud Haqiqat.Un ulteriore attacco, con un morto e diversi feriti, si è verificato nella contea di Dashtiari, nell’estremo sud-est del Paese, al confine con il Pakistan.
Ulteriori sviluppi
Da ricordare che, oltre alle questioni separatiste di curdi, beluci e azeri, esistono anche tensioni separatiste della minoranza araba nella provincia occidentale del Khuzestan, al confine con l’Iraq, e le persecuzioni contro minoranze religiose come i baha’i, ferocemente perseguitati e uccisi dal governo perché accusati di essere eretici o sionisti, anche per il fatto che la sede internazionale della loro fede si trova in Israele.Tutto ciò fa capire come le proteste in Iran, definite da alcuni attivisti internazionali come una vera e propria rivoluzione, non siano solo il grido disperato di libertà e democrazia dei giovani, delle donne o degli oppositori politici. Esse rappresentano il segnale dell’esasperazione e del punto di rottura di intere comunità nei confronti del governo centrale, comunità che compongono l’eterogenea popolazione iraniana dopo 47 anni di Repubblica Islamica e che chiedono un cambiamento radicale non solo in senso politico ed economico, ma anche la possibilità di rivendicare e dare voce alle proprie peculiarità etniche e culturali.