Il leader di destra peruviano Rafael López Aliaga ha riconosciuto la sconfitta alle elezioni presidenziali, dopo settimane di accese contestazioni, accuse di brogli e appelli alla mobilitazione. L’annuncio, il 14 maggio 2026, è giunto tramite un video sui social, dove il candidato di Rinnovamento Popolare ha dichiarato: “Che resti nella storia che ho combattuto fino all’ultimo respiro”.

López Aliaga, terzo classificato dietro Keiko Fujimori e Roberto Sánchez, aveva denunciato presunte irregolarità nello scrutinio, richiamando le proteste del 2000 contro Alberto Fujimori.

Dopo le elezioni del 12 e 13 aprile, aveva contestato il processo elettorale per ritardi nell’apertura dei seggi a Lima. Aveva inoltre presentato denunce penali contro Piero Corvetto (capo dell’Ufficio nazionale dei processi elettorali, Onpe) e Roberto Burneo (presidente del Giurì nazionale delle elezioni, Jne), accusandoli di voler “vendere la democrazia”.

Le contestazioni e la decisione del Giurì elettorale

La svolta è arrivata dopo il rifiuto definitivo del Giurì nazionale delle elezioni (Jne) di annullare oltre 4.700 seggi, in particolare della “serie 900 mila”. López Aliaga aveva guidato manifestazioni davanti alla sede del Jne, insultando i vertici elettorali e chiedendo l’arresto del capo dell’Onpe.

In tali occasioni, aveva pronunciato insulti omofobici e minacce di aggressione, generando denunce per incitamento alla violenza. Aveva anche offerto 20.000 soles per prove di brogli, ritirando l'offerta dopo critiche di tentativo di corruzione.

Rinnovamento Popolare aveva presentato ricorsi di annullamento ai Giurati Elettorali Speciali, adducendo violazioni del diritto di voto per problemi logistici. Il direttore della gestione elettorale era stato arrestato per presunto inadempimento dei doveri, dopo aver ammesso errori. López Aliaga aveva minacciato una “insurrezione civile” se il Jne non avesse annullato i risultati entro 24 ore, evocando una “marcia dei quattro suyos” in riferimento alle mobilitazioni del 2000 contro Alberto Fujimori.

Esiti elettorali e reazioni istituzionali

Con la decisione definitiva del Jne, Rinnovamento Popolare ha riconosciuto di aver esaurito le vie legali. La Defensoría del Pueblo, il Ministero Pubblico e una missione dell’Unione Europea hanno escluso manipolazioni del voto, pur ammettendo errori logistici. Il procuratore della nazione, Tomás Gálvez, ha confermato l'assenza di brogli o motivi validi per l'annullamento.

Con lo scrutinio quasi ultimato, Keiko Fujimori (Fuerza Popular) e Roberto Sánchez (Juntos Por el Perú) si sono profilati per il ballottaggio. Rafael López Aliaga si è fermato al terzo posto, circa 20.000 voti dietro Sánchez. Questa è la seconda volta che López Aliaga non raggiunge la presidenza.

Eletto senatore, ha annunciato che non assumerà l’incarico, designando un sostituto. Aveva anche avanzato accuse di coinvolgimento di governi stranieri (Cile, Cuba, Venezuela e Bolivia) in un presunto complotto di brogli, senza che tali affermazioni trovassero riscontro probatorio.