Il 2 maggio 2026, Mohammad Jafar Assadi, vice comandante del Comando di Khatamolanbia, ha annunciato la probabilità di una nuova guerra tra Iran e Stati Uniti, dichiarando l'Iran "pienamente pronto a fronteggiare qualsiasi mossa ostile". Le forze armate iraniane hanno valutato "misure sorprendenti contro la bellicosità del nemico", descritte come misure inimmaginabili, in un clima di tensione tra i due Paesi.

Assadi e le tensioni

Assadi ha sostenuto che operazioni militari statunitensi sarebbero irrilevanti, poiché Washington è "caduta in una trappola dalla quale non ha via d'uscita".

Il vice comandante ha aggiunto che gli Stati Uniti "non rispettano alcun impegno" e sono in una condizione tale da non essere più il Paese di prima degli attacchi, evidenziando vulnerabilità e inaffidabilità americana.

Confronto e blocco

Le tensioni tra Washington e Teheran si sono accentuate in un confronto diretto lungo le coste del Golfo e del Mar d'Oman. L'Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, con significativo impatto sulle attività globali. Gli Stati Uniti hanno bloccato i porti iraniani, danneggiando l'economia iraniana. Tra febbraio e aprile, migliaia di attacchi aerei statunitensi e israeliani hanno colpito l'Iran, riducendone le capacità militari. Tuttavia, il Paese mantiene circa il 40% delle sue capacità di attacco e considerevole stock di uranio arricchito.

Regime e cessate il fuoco

Nonostante difficoltà economiche e militari, la sopravvivenza del regime è priorità assoluta della leadership iraniana. Il blocco navale statunitense mira a pressione economica; la chiusura di Hormuz da parte iraniana è un potente deterrente economico. La situazione è caratterizzata da un fragile cessate il fuoco, in vigore dall'8 aprile. Entrambe le parti restano convinte di poter controllare la situazione e dettare le condizioni di un eventuale negoziato, rendendo il percorso diplomatico complesso.