Il 28 luglio 2026, funzionari americani hanno evidenziato come le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti all'Iran stiano causando al regime di Teheran danni potenzialmente superiori a quelli provocati dai raid militari. Le informazioni di intelligence raccolte indicano una profonda crisi economica nel paese, con impatti significativi sulla popolazione e sulle capacità operative del governo iraniano.
La situazione economica in Iran si è aggravata al punto che il paese fatica a pagare le truppe e a garantire la disponibilità di carburante. Un funzionario americano ha osservato: “Gli iraniani vogliono fermare i bombardamenti e vogliono soldi.
Ma nell’ordine inverso, vogliono prima i soldi”. È stata segnalata la preoccupazione per il rischio di una corsa agli sportelli bancari per il ritiro di denaro, unitamente alla carenza di benzina in una nazione ricca di riserve petrolifere.
L'efficacia della pressione economica
Le sanzioni statunitensi, parte di una strategia di massima pressione, hanno colpito oltre mille entità tra persone, navi e aerei, mirando al commercio di petrolio, al sistema bancario ombra, all’approvvigionamento di armi e alle reti di trasporto iraniane. Queste misure restrittive hanno generato una carenza di liquidità che impedisce all’Iran di pagare i combattenti e di gestire le spese statali ordinarie. Un funzionario americano ha sottolineato che “sono più spaventati dal Tesoro che dal Dipartimento della Difesa”, evidenziando l’efficacia delle misure economiche rispetto alle azioni militari.
Negoziati e richieste iraniane
La crisi economica in Iran si manifesta anche attraverso le carenze di carburante e la minaccia di una corsa agli sportelli bancari. Le autorità iraniane hanno espresso la necessità di ottenere fondi e la priorità di sbloccare asset finanziari congelati. La richiesta principale dell’Iran, emersa nei colloqui con mediatori internazionali, riguarda l’accesso a risorse economiche, oltre a garanzie contro ulteriori attacchi. Il presidente degli Stati Uniti ha temporaneamente sospeso i raid per favorire la diplomazia, mentre proseguono i negoziati per una soluzione duratura.
La pressione economica esercitata dalle sanzioni rappresenta uno strumento centrale nella strategia statunitense nei confronti dell’Iran, con effetti diretti sulla stabilità interna del paese.