Il presidente Donald Trump ha sospeso i piani per una significativa escalation militare contro l'Iran. La decisione è stata motivata dalle preoccupazioni riguardanti le scorte ridotte di intercettori Patriot e munizioni per la difesa aerea del Pentagono in Medio Oriente. Questo orientamento è emerso durante un recente incontro con i principali consiglieri e membri dell'amministrazione.
Durante la riunione, il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto, ha avvertito che un'intensificazione dei combattimenti avrebbe potuto esaurire "pericolosamente" gli intercettori disponibili per il comando centrale statunitense (Centcom).
La minaccia all'esaurimento delle riserve di intercettori è solo una delle molteplici considerazioni che rendono rischioso un ritorno a operazioni militari su larga scala nella regione.
Scorte di difesa aerea e rischi geopolitici
Il Pentagono ha già impiegato oltre 1.200 missili intercettori Patriot nel corso del conflitto, portando le scorte a livelli considerati preoccupanti. I leader militari hanno evidenziato che nuove operazioni su vasta scala potrebbero ridurre ulteriormente la capacità di difesa aerea per le truppe e le basi statunitensi dislocate in Giordania, Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. L'amministrazione nutre inoltre il timore che un'escalation possa provocare una risposta più dura dall'Iran, alienare alleati chiave del Golfo e aggravare le crisi energetiche e dei flussi di profughi a livello globale.
Precedentemente, Trump aveva valutato una campagna di bombardamenti a più fasi, mirando a obiettivi iraniani quali radar costieri, lanciatori di missili antinave, imbarcazioni d'attacco e siti collegati ad attacchi contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Tra gli obiettivi considerati vi erano anche infrastrutture energetiche, ponti ferroviari per il trasporto di forniture militari e siti nucleari iraniani.
Diplomazia e la situazione nello Stretto di Hormuz
Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha ribadito la preferenza del presidente per una soluzione diplomatica, pur mantenendo aperte tutte le opzioni qualora l'Iran dovesse persistere in attività ostili nello Stretto di Hormuz o contro gli alleati.
Ha suggerito che, dopo le sanzioni e gli attacchi subiti, sarebbe "saggio lavorare a un accordo negoziato". Attualmente, la diplomazia rimane bloccata e la recente ondata di attacchi statunitensi non sembra aver avuto un effetto deterrente militare sull'Iran.
La cerchia ristretta di Trump si mostra cauta riguardo a una possibile escalation. Il presidente sta valutando come procedere, in particolare in relazione alla riapertura dello Stretto di Hormuz, in un contesto di aumento dei prezzi della benzina dovuto alla ripresa delle ostilità. Sebbene il Pentagono abbia trasferito ulteriori forze, armi e rifornimenti nell'area in previsione di sviluppi, alcuni funzionari hanno avvertito che un ampliamento delle operazioni potrebbe rafforzare la coesione interna iraniana anziché indebolirla.