Nelle ultime rilevazioni elaborate da Termometro Politico, Futuro Nazionale mostra una leggera flessione dopo una crescita ininterrotta durata mesi. Il rallentamento dell'ex generale concede ossigeno ai due principali partiti della maggioranza e permette una ripresa al Pd. Bene il M5s, restano aperti i giochi sulle alleanze. In vantaggio per ora c'è il campo largo.

Fratelli d'Italia e Lega in ripresa

Fratelli d'Italia, il partito guidato da Giorgia Meloni, sale al 27,5%. Un incremento contenuto che consente comunque alla quota maggioritaria di registrare un segno positivo, favorito dall'attenzione mediatica puntata su sicurezza e gestione dei flussi migratori.

La Lega inverte la rotta e si attesta al 6,1%. Pur restando un dato lontano dai livelli del passato, la rilevazione interrompe la serie di perdite degli ultimi mesi. Forza Italia mostra una leggera flessione, scendendo al 7,7%. Futuro Nazionale arretra al 6,8% (-0,2%). Si tratta della prima flessione in quattro mesi, interpretabile al momento come un assestamento tecnico attorno alla soglia del 7%.

Nel complesso, l'attuale coalizione di governo si attesta tra il 42% e il 43% dei consensi (senza considerare Noi Moderati, stimata attorno all'1%). In questo contesto, l'eventuale collocazione futura di Futuro Nazionale diventerà l'elemento chiave per determinare la competitività del blocco di centrodestra alle prossime elezioni.

Bene PD e M5S

Sul fronte delle forze di minoranza, iln questo sondaggio i partiti di opposizione si mostrano in discreta forma. Il Partito Democratico recupera terreno salendo al 21,1%, pur rimanendo al di sotto dei valori registrati nelle europee di due anni fa.

Il Movimento 5 Stelle mantiene la propria quota stabile al 13,0%, Alleanza Verdi-Sinistra (AVS) registra un calo attestandosi al 6,2%. Italia Viva sale al 2,5%, mentre +Europa scende all'1,4%. Azione, fuori dalle logiche di coalizione tradizionali, resta stabile si conferma al 3,0%.

Sommando i consensi delle forze del potenziale "campo largo", la quota teorica raggiungerebbe circa il 44%. La fattibilità di un'alleanza strutturata resta tuttavia legata al superamento delle divergenze programmatiche, in particolare in materia di politica estera